Qualche giorno fa ero alla Latteria Molloy di Brescia per sentire ancora una volta in concerto gli …A Toys Orchestra. Dopo tanti anni di gavetta e tanti palchi, inutile dire che la loro sicurezza dal vivo è strepitosa. Aggiungerei che forse il lungo tour con Nada li ha resi ancora più precisi e disciplinati. Avevo già sentito il loro nuovo lavoro in vinile e questo è il film che vi racconterò.

Molti anni fa noi ragazzi organizzavamo delle “festine” che consistevano nel ritrovarsi a casa di qualcuno ad ascoltare musica. Quando c’erano anche le ragazze, si ballava con la speranza che al momento dei lenti potesse anche nascere qualcosa. Crescendo, questi ritrovi sono diventati sempre più un’occasione per ascoltare le nuove scoperte musicali. Gli alcolici accompagnavano i nostri discorsi politici e filosofici.

Erano i tempi di Guccini, Lolli, Neil Young e Cat Stevens, Genesis e Pink Floyd, tanto per capirci.

La musica arrivava dal mondo e ci apriva nuovi orizzonti.

Eravamo giovani esploratori di suoni assetati di vita.

Poi sarebbe arrivato il punk, ma questo è un altro film.

A questo ho pensato ascoltando “Lub Dub” la prima volta… Un disco da “festina”.

 

1. More than i need: Bob Dylan bussa alla porta.

2. Take it easy: é una marcia piena di folklore.

3. Dance lady dance: arriva il lento floydiano per eccellenza.

4. Tyger clow: se Bowie e Reed avessero scritto una colonna sonora di un film western, forse suonerebbe un po’ così.

5. Like a Matisse: arpeggi, cori e schiocchi di dita.

6. Show me your face: e il lento si fa struggente, l’abbraccio più avvolgente e ci scappa la lacrimuccia

7. Candies & flowers: ci allontaniamo senza lasciarci le mani e si balla un moderato.

8. Believe: chitarra e basso entrano dolci ma decisi… Ci stacchiamo dal patner e ci facciamo un goccetto.

9. My body is a lie: iniziano i discorsi impegnati con gli amici.

10. Someone like you: è un sottofondo, il disco sta per finire e arriva…

11. Lub Dub con i suoi battiti. Ci guardiamo negli occhi perchè è stato un gran bel pomeriggio.

 

“Lub Dub” è un disco “vecchio”, nel senso che il termine aveva quando io ero giovane: “saggio, maturo e con belle storie di tempi andati da raccontare”. Aggiungerei un plauso alla copertina del disco: un bianco e nero bellissimo.

Massi Marcheselli