Mettersi comodi. Sdraiarsi a terra, birretta in mano. Assorbire ogni minima nota e il synth che proviene dalle casse. Perdersi nel televisore che proietta flash di immagini e spezzoni di video delle canzoni. Avere di fronte a sé l’immagine della copertina dell’album in formato gigante. Perdersi in quel viaggio psichedelico che è “Relaxer”, il nuovo album degli Alt-J.

Album di 8 tracce che uscito per la Infectious Music dopo qualche anno dal grande successo di “An Awesome Wave” e di “This is All Yours”. Già dal primo ascolto, i primi tre brani pubblicati promettevano molto bene. 3ww, che sta per “three worn words”, cioè quelle tre parole (io ti amo) di cui si è abusato così tanto da essere ormai logore, più che dell’amore in sé, parla del linguaggio solitamente usato per descrivere l’amore. In Cold Blood, un pezzo più crudo e cruento, si ripetono le parole e le tipiche sonorità degli Alt-J. Adeline, invece, è un pezzo con accenni tribali che racconta di un diavolo della Tasmania che si innamora di una ragazza mentre sta nuotando. E poi, con la trovata del giochino interattivo per sponsorizzare il disco, avevano già attirato la mia attenzione. Ma tra bassi sparati al massimo, neon, zero, triangoli, morti, piscine, riferimenti piccanti ed espliciti, riferimenti all’Italia e al Giappone, lirismo e solennità, mi hanno conquistato completamente.

I tre ragazzi di Leeds non si fanno mancare nulla questa volta, neanche una specie di versione elettronica, e un po’ cupa, della canzone folk dei The Animals, House of the Rising Sun. Non solo sintetizzatori, tastiere, sonorità elettroniche e digitali, ma anche contaminazioni punk, come in Hit Me Like That Snare che risuona forte sulle note di un “fuck you” ripetuto più volte. Seguono Deadcrush e Last Year, che sembrerebbe essere quasi una canzone divisa a metà, tra una voce femminile ed una maschile.

E così anche per i tre amici sembra essere arrivato il momento di crescere e di evolvere in qualcosa di nuovo. Sempre a cavallo tra il vecchio e il nuovo, ma con una grande alchimia e passione a fare da collante. Con Pleader, una specie di preghiera, si conclude il primo ascolto (ma sicuramente non l’ultimo) di “Relaxer”.

Mariangela Santella

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