“La mia malinconia è tutta colpa vostra”.
Mi duole citare Tommaso Paradigma, ma se scovando nel mio passato dovessi ritrovare le cause della mia passione per le cose tristi e malinconiche che però mi fanno stare bene, una di queste sarebbero gli American Football.
Gli alfieri dell’emo, dopo molti anni di assenza e un album alle spalle che ha avuto quasi 20 anni per diventare una pietra miliare, sono arrivati a Milano per una sola data italiana, la prima nella loro storia, il 15 giugno.
 
Ad aprire il concerto i Les Enfants, che hanno presentato il loro nuovo disco Isole, e Giorginess. L’ultima volta che vidi Giorgia dal vivo è stata tre anni fa in apertura ai Tarm a Brescia. Da allora molte cose sono cambiate, hanno macinato tanti kilometri e girato la penisola svariate volte, e continueranno a farlo, meritatamente.
 
Alle 22.30 precise i quattro americani sono sul palco.
La scenografia alle loro spalle è la copertina del secondo album, quella porta della ormai celebre casa di 704 W. High Street in Illinois (diventata negli anni luogo di pellegrinaggi), che rimane semiaperta, a mo’ di invito a entrare.
Iniziano con Where are we now?, primo pezzo del nuovo disco del 2016, che è stato tanto amato e odiato perché come ci ricorda Caparezza il secondo album è sempre il più difficile.
Devo dire che fa strano trovarsi davanti quattro adulti quando per una vita ci si è immaginati quattro ventenni che non invecchiano mai, cristallizzati in quel capolavoro del loro primo album.
Ma 17 anni sono passati e credo che le polemiche sulla differenza del suono rispetto all’album del ’99 siano pressoché inutili.
 
La resa live dei pezzi nuovi si lega molto bene ai vecchi brani dove la voce spezzata (purtroppo ieri abbastanza provata) di Mike Kinsella rimane bene impastata insieme alle chitarre di Steve Holmes.
Molto avvolgenti gli intro di tromba del batterista Steve Lamos, e da segnalare le epiche comparsate del roadie del gruppo che in molti momenti del concerto è salito sul palco a suonare delle maracas, con una stupefacente serietà professionale.
Dopo una breve pausa il bis spetta a Stay Home (a urlare “that’s life, so social”) e a una manciata di pezzi nuovi come Home is where The haunt is e My instincts are the enemy.
Di poche parole e abbastanza schivi annunciano l’ultimo pezzo ed è proprio quella Never Meant che chiude il personale conto in sospeso con quegli American Football che fino a ieri erano stati un miraggio lontano.
 
Giovanni Pedersini
Photocredits: Fabio Copeta