Luci soffuse e una candela con fragranza di agrumi come centrotavola: ecco Anna Burch, cantautrice di Detroit dal timbro dolce e delicato, con il suo “Quit the Curse”, disco d’esordio dalle note amare.

Precedentemente voce di band quali Frontier Ruckus e Failed Flowers, la Burch, in adorazione degli anni ’60 e con una buona dose di influenze folk, decide di cambiare le carte in tavola e proseguire il suo cammino con il tentativo di ritagliarsi uno spazio in veste di solista. Un nuovo ingresso che sembrerebbe esser stato fatto, per il momento, senza forzare la serratura e con arrangiamenti strumentali mai troppo spinti all’interno di un percorso ancora imprecisato.

Sulla scia del folk-rock introspettivo e delineato dagli schizzi di colorazioni pastello di Wonder di Natalie Merchant e di un numero notevole di cantautrici emerse in questi ultimi anni, non passano del tutto inosservate le analogie fra la stessa Anna e la ballad intima e malinconica di Soccer Mommy, la purezza del suono, mai sovraccaricato, di Snail Mail, o l’impulsività e la concretezza emotiva della ventiduenne Julien Baker.

Parallelismo sì, ma non omogeneità: direttamente dal Michigan, la Burch sta sperimentando una chiave di comunicazione in grado di riflettere in maniera personale la propria vena artistica, tanto acerba quanto risoluta.

La grinta, seppur bilanciata, non manca affatto nei testi che, in assoluta dissonanza con la vocalità morbida dell’artista, oltre a catalizzare l’interesse dell’ascoltatore lungo tutta la durata del brano, sono affilati e conditi con tutt’altro che un pizzico di amarezza, come risulta chiaro in Asking 4 a Friend. Mai melliflua, l’artista, nella stessa Quit the Curse, o in Tea-Soaked Letter, non nasconde la sua ironia pungente, che fa strada a stormi di tenere voci sovrapposte e sottili componenti liriche lampanti in 2 Cool 2 Care.

Anche quando i toni sono rassegnati, come in Yeah You Know, la cantautrice sembra non faccia alcuna fatica a mantenere quel controllo proprio di “Quit the Curse”, che forse alcuni di noi gradirebbero veder dondolare nell’attesa della prossima tappa della talentuosa Anna Burch.

Camilla Campart