Lugano, 28 aprile 2017

Quello di Anna von Hausswolff è stato un concerto sopra le righe. Un concerto muscoloso, energico, a tratti grottesco. Facendo un passo indietro, però, vi introduco a quella che è stata la serata di chiusura del programma Raclette del Foce di Lugano. Non conoscevo quella che è l’organista svedese più giovane e promettente del panorama musicale scandinavo. Anna ha 30 anni e una storia musicale profonda – classica figlia d’arte (Carl Michael von Hausswolff) negli anni matura la sua dote artistica come cantante, pianista, organista e scrittrice. Dal 2010 ad oggi ha all’attivo cinque album. Studentessa di architettura alla Chalmers University of Technology, anche nella sua musica riporta molta geometria e ordine, costruendo ogni brano attraverso una meticolosa disposizione di suoni e note che si incastrano tra loro.

Accolti nella cornice del Foce da un salotto stile anni ’80, il concerto ha inizio avvolti da luci fredde, che presagiscono quella che sarà la direzione della serata. Avvolti in questo clima blu, Anna è accompagnata dai cinque elementi del gruppo nell’eseguire buona parte dei brani del suo ultimo disco, The Miraculous. La musica di Anna non è serena, non è aggraziata, non è piacevole. La musica di Anna non viene dagli strumenti che sono impeccabilmente suonati sul palco. La musica di Anna viene dalla fredda Svezia, dalle rigide geometrie architettonice, dall’urlo che Anna, così piccola e minuta, non potrebbe che esprimere in altro modo. La musica di Anna, avvolta in blu oceanico, riemerge come un urlo.

Alessandro Benedetti