Il palco di Apolide

Dal 19 al 22 luglio a Pianezze di Vialfrè (Torino) si terrà l’Apolide Festival 2018. Una festa della musica e non solo, che si preannuncia molto sfiziosa.

Innanzitutto per la location. Per chi non lo sapesse, infatti, l’Apolide si tiene in una delle aree naturalistiche più suggestive d’Italia, a 30 minuti da Torino e 50 da Milano. Il tutto in un anfiteatro naturale scavato dal ghiaccio e circondato dalle colline, tra gli alberi di un enorme bosco.

Insomma, un luogo lontano dallo stress e dai problemi quotidiani, in cui sarà possibile sollazzarsi per un totale di 72 ore di evasione, tra concerti, performance, installazioni luminose, arte, letteratura, sport ed enogastronomia.

Ma veniamo alla musica. Saranno anche quest’anno tre i palchi su cui si alterneranno oltre 50 artisti provenienti da tutto il mondo. I primi nomi annunciati rispecchiano alla perfezione lo spirito di Apolide, che come suggerisce il nome stesso punta alla costruzione di una comunità “senza cittadinanza”, attraverso un pubblico eterogeneo, di tutte le età e di diversa provenienza.

Partiamo dunque dagli artisti italiani. I Ministri, reduci dal successo di “Fidatevi”, l’ultimo disco pubblicato a marzo, promettono un live suonato dalla prima all’ultima nota senza l’ausilio della tecnologia. Staremo a sentire. Andrea Poggio, ex leader dei Green Like July, suonerà invece i brani di “Controluce”, il suo disco d’esordio edito da La Tempesta Dischi. Sarà poi la volta di Joan Thiele, artista pop di origini italo-svizzero-colombiane, tra groove funky e atmosfere synth pop.

Bruno Belissimo

Bruno Belissimo, produttore e polistrumentista italo-canadese porterà ad Apolide il suo sound influenzato dai classici dell’italo/space disco italiana e dalle colonne sonore dei film horror/sci-fi di fine anni ’70. Il dj e producer salentino Populous, infine, farà ballare il pubblico fino a tarda notte.

Quanto agli stranieri, il nome più atteso è quello di Alice Merton, la songwriter anglo-tedesca cresciuta in Canada, che canta la bellezza del non avere radici. È una vita nomade anche quella del secondo nome straniero, quello dell’istrionico polistrumentista afro-belga Témé Tan, “il nuovo Stromae”.

Sul palco di Apolide Témé Tan presenterà il suo album d’esordio omonimo, osannato dalla critica internazionale: Congo, Giappone, Brasile, Guinea e altri orizzonti si fondono nella sua musica, con influenze che spaziano dal tribal all’hip hop.

Molti altri artisti, come detto, devono ancora essere annunciati, così come il programma dei live giorno per giorno. Noi naturalmente restiamo in attesa. E iniziamo a farci più di un pensierino.