The West in the Head è la terza prova discografica per Barbarisms, terzetto altfolk franco-svedese, pubblicato in italia grazie all’etichetta romana A Modest Proposal. Nicholas Faraone, istrionico cantautore americano continua le sue peregrinazioni nelle lande del folk-rock accompagnato dagli svedesi Tom Skantze e Robin Af Ekenstam. Nella forma, il  disco prende spunto da un saggio dello scrittore William H. Gass, autore complesso spesso paragonato al tortuoso James Joyce per le molteplici interpretazioni a cui danno adito i suoi testi.  Nella sostanza invece, le 10 canzoni che compongono questo LP hanno l’immediatezza di un diario di viaggio. Un soft-folk schietto come i pensierini on the road e sincero come solo alcune ballate della tradizione folk sanno esserlo. Musica per macinare kilometri come non casualmente suggerisce la copertina dell’artista svedese Jan Håfström. Si parte in punta di piedi con una “Bone Beach” che sembrerebbe strizzare l’occhio a un certo synth-pop punteggiato da un sax à la Fausto Papetti che profuma della Versilia in fiore nelle balere degli anni 70. “Public Places” e “Freewheeling to The Old World” riportano alla semplicità del folk tardo 60’ mangiucchiando nervosamente i mostri di Dylan e Creedence. Tutto scorre con la massima leggerezza, il cantante ciondola sciorinando liriche che profumano d’asfallto e malinconia per gli amori passato. Sputacchia poesia, ricama emozioni, le incolla a luoghi, persone, abbracci e sensazioni. Puoi sentire tutto, senza filtri… ti piovono addosso isteriche illusioni e adorabili confessioni . Ci si ferma con il furgone per urlare in un campo qualcosa tipo “I’m tired of taking off my clothes just to get dirty again” presa da My Take oppure ci si guarda allo specchio in una domenica mattina d’ottobre quando non sono solo le vostre labbra a tremare in un “I had never been that broke before, I never knew what was mine, until I had to turn on everybody” di “SoulFul Lingo”.  Un lavoro bilanciato e sincero che riconferma Faraone e soci come ottimi autori del folk alternativo contemporaneo con un lavoro che ha la freschezza e il potenziale per attrarre a se nuovi fan. Speriamo, per lui, quanto meno. 

Tum Vecchio

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