1453386757_promise_and_the_monster_feed_the_fireIl nuovo album della svedese Billie Lindahl, in arte Promise & The Monster, costituisce la terza parte di una tetralogia dedicata ai quattro elementi: dopo aria (“Transparent Knives”) e acqua (“Red Tide”), con “Feed the Fire” è la volta del fuoco. Proseguendo il percorso tracciato dai dischi precedenti, si tratta di un album dalle atmosfere eteree e impalpabili, sospeso tra suoni acustici ed elettronica. Billie definisce la propria musica come “gothic folk”: trae infatti ispirazione tanto dalle cantautrici Linda Perhacs e Vashti Buyan quanto dall’industrial e dall’elettronica più cupa degli anni ’80 creando così una miscela inaspettatamente coerente e dotata di una propria specifica identità. La delicatezza delle melodie e della voce della Lindahl si scontra volutamente con la brutalità dei suoi testi che descrivono storie di violenza e disperazione, omicidi e stragi; si trovano quindi associate melodie pop anni ’60 a citazioni della Waste Land (“Slow and Quiet”) o tragici fatti di cronaca (“Hunter”) per creare un panorama onirico e apocalittico. Solo nell’intermezzo “Julingvallen” la tensione cala, infatti il tentativo qui è quello di descrivere, attraverso la sola musica, un’amena località svedese che la cantautrice associa ad una sorta di paradiso terrestre.
Con quest’album Billie ha provato ad avvicinare realtà contrastanti tra loro: violenza e delicatezza, luce e ombra, folk e elettronica,.. ma quanto ne è venuto fuori è piuttosto noioso: i brani sono eccessivamente diafani e simili tra loro finendo così per essere stucchevoli e ripetitivi, e pure la morbosa indagine degli orrori di cui l’umanità è capace risulta inutilmente pretenziosa. Chissà, magari le intenzioni erano quelle di seguire le orme del grande Scott Walker, ma il risultato è una Lana Del Rey tascabile.

Paolo Milianiello
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