Il folk energetico del precedente lavoro, “I Will not Be Afraid”, datato 2014, ci era piaciuto e non poco. Con il suo rockabilly selvaggio come un serpente di palude, spezzato da ballad alt-country intime quanto ironiche e da blues crudi, disillusi e rabbiosi. Con la sua voce come strozzata da sigarette e bourbon, che riusciva ad essere ora suadente, ora minacciosa. Era un album senza tempo, che sembrava uscito dal tipico locale country, di quelli che incontri per caso muovendoti in macchina per la highway dal New Mexico verso l’Arizona.

Quattro anni dopo Caroline Rose torna con questo “Loner” , e il consiglio è di tenere a mente la sua vena istrionica ed eccentrica, perché se aspettate di riconoscerla dal precedente sound, l’avete già persa dai radar. Caroline è una Maga Magò: si trasforma da serpente in scoiattolo, poi in oca giuliva, poi in pappagallo. Si infiltra e si mimetizza nel reality show che è la vita sociale moderna senza urlare, senza esagerare, senza toccare temi pesanti, prendendosi in giro con tale cinismo e spirito che quando ti accorgi che sta parlando anche di te è troppo tardi, è già balzata da un’altra parte.

Tra organi, tastiere e parecchio synth, il primo ascolto ci mette di fronte a album power pop che è quasi impossibile ricondurre alla cantautrice del Vermont: solo con l’ascolto dei testi, ancora (auto)ironici e sarcastici, caustici e misogini, riuscirete a capire che è ancora Lei. Nella già richiamata sfera del synth-pop più mainstream, piazza pezzi slowcore/trip-hop (To Die Today, in piena atmosfera dreamy) e surf rock (Soul n°5 come anche Money) con la stessa facilità con la quale si traveste da Tori Amos ora (provare per credere Getting to Me) e da Justin Timberlake poi (Animal è la sorellina irriverente di Cry me a River dell’ex NSYNC), per poi saltare ancora da ramo a ramo tra accenti post-punk (ma sempre pop, come in Cry) e luccichii danzerecci à-la Blondie (Bikini), con naturale spavalderia ed imprevidibilità.

Se l’obbiettivo era quello di disorientarci, la missione è compiuta. Se vi venisse voglia di andare a riprenderla finito l’ascolto, attenzione: può essere scattata improvvisamente in un’altra dimensione, come essersi fatta formica sotto un sasso. Possiamo, quindi, solo aspettare quale sarà la sua prossima trasformazione.

Anban