A nove anni dal suo album d’esordio, torna Dave Muldoon con il nuovo “Smoke Steel and Hope”. Dave, newyorkese di nascita ma di origini irlandesi, dal 2000 si è trasferito nel Belpaese. In questo nuovo lavoro si avvale della collaborazione di vari artisti, tra cui anche qualche nome famoso del panorama musicale italiano: infatti, oltre a Roberto Dellera (The Winstons, Afterhours) troviamo Lino Gitto alla batteria (The Winstons), Milo Scaglioni al basso, Chiara Castello (I’m Not a Blonde) e Micol Martinez ai cori.

Nel primo brano, Die for You, Dave con la sua voce calda che richiama Tom Waits ci introduce in un paesaggio desertico per poi farci ritrovare a passeggiare malinconicamente tra le strade della Grande Mela con New York City Life.

Nothing At All è una ballata suggestiva che contiene elementi gospel presenti anche in Destiny’s Child. Parlando di Mountain, Dave dice di essersi lasciato ispirare da Ian Curtis dei Joy Division: dopo una prima parte più intima caratterizzata dalla chitarra acustica, la canzone assume lentamente sonorità più graffianti ed elettroniche.

Continuando l’ascolto, il lavoro di tutti i musicisti coinvolti nel progetto lo si può apprezzare nella rockeggiante Horizon e nei ritmi incalzanti e ripetitivi di Long Time. Mentre il latin-rock di Dancing si libra leggero e spensierato, On the Radio presenta influenze soul e coralità che vogliono ricreare atmosfere alla Springsteen. Il disco chiude con la solare e gioiosa What You Need, brano ballabile e catchy che si discosta non poco dal sound delle precedenti tracce dell’album.

“Smoke Steel and Hope” sembrerebbe avere più anime, anche se è facilmente individuabile una prima parte più classica, a tratti nostalgica, che rievoca i fantasmi di Dylan, Waits e Springsteen, e una seconda parte leggermente più sperimentale, nella quale il sound cambia, ma senza mai stravolgersi del tutto. Nel complesso un disco che non si distingue per originalità, ma che si lascia ascoltare con piacere.

Stefano Sordoni