I Death Grips sono un gruppo rivoluzionario, ma la loro rivoluzione l’hanno già fatta sei anni fa con l’esordio “The Money Store”. I Death Grips rimangono comunque dei rivoluzionari e quindi, ancora oggi, con questo “Year of the Snitch”, continuano fieramente nella loro lotta a base di violentissimo crossover.

MC Ride, Zach Hill ed Andy Morin proseguono il loro percorso di introspezione ritmica grazie alla loro originalissima miscela, ormai già marchio di fabbrica, a base di hip hop, industrial, punk, noise ed elettronica. Tredici nuove tracce, tredici nuove bordate dritte in faccia. Death Grips Is Online è la riuscitissima introduzione a base di rime e programming epico; Flies è sperimentazione sintetica; Black Paint fa rivivere il punk Oi! di inizio anni Ottanta riaggiornandolo all’epoca contemporanea.

Il suono malato e oscuro della metropoli disegna le fondamenta di Linda’s in Custody, la velocità che ci comanda quelle della successiva The Horn Section, mentre Hahaha disturba con il suo rap straniante. Shitshow è un omaggio al mondo dell’hardcore, sia quello dei punk americani che quello della sintetica Rotterdam, così come Streaky rimanda al big beat dei nineties. Dilemma unisce la Warp Records al punk ’77, Little Richard è la danza scatenata di mille robot, The Fear un cabaret alla Brecht trasportato nel delirio sonico di questo millennio. La strumentale Outro non chiude l’album, lasciando ancora spazio alla conclusiva craniata sui denti di Disappointed. Hasta Siempre Death Grips.

Andrea Manenti