Attenzione: contiene nostalgia – maneggiare con cura.

Sì, perché se siete fanatici di britpop, Madchester e tutto ciò che ha a che fare con la terra d’Albione degli anni ’90, allora questo è l’album giusto per voi. È una carezza per le vostre orecchie e i vostri cuori nostalgici.

Chiudete gli occhi e immaginate di esser presi per mano da Ian Brown, Tim Burgess e Noel Gallagher, e accompagnati a spasso tra Manchester e Londra tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90: un viaggio nel tempo, questa è la sensazione che vi pervaderà ascoltando “For Now”.

Il trio, formatosi nel 2012, proviene da Sydney, ma sembra aver imparato bene la lezione mancuniana. L’avevano già dimostrato con il primo album, “Hills End”, pubblicato nel 2016 e rimasto per quattro settimane al #8 della classifica australiana. Chi li ha visti nel maggio 2016 al Serraglio di Milano ricorderà sicuramente il pubblico estasiato e l’atmosfera da Haçienda.

La storia insegna che dopo un primo album di successo, rispondere alle aspettative non è cosa facile. I DMA’S ci sorprendono e si piazzano al #7 della classifica australiana, mentre in Inghilterra al #13 della Top 100 e al #2 della classifica degli album indipendenti. A giudicare da questi dati e dai feedback sui vari social, direi che i fans non sono rimasti affatto delusi.

La prima traccia di “For Now”, con le sue sonorità spudoratamente baggy, è quella che meglio rappresenta lo stile dei nostri aussies. Tuttavia, è stata scelta solo come secondo singolo di lancio.

Vi aspettate di sentire all’improvviso:

Let me put you in the picture
Let me show you what I mean
The messiah is my sister

ma no, non sono gli Stone Roses. Eppure scommetto che se non sapeste che si tratta dei tre australiani, vi berreste la storia di un inedito scartato da “Second Coming”. E diteci se ascoltando Dawning non avete pensato anche voi agli Oasis di I Hope, I Think, I Know.

In the Air è una ballata malinconica dalle sonorità eteree e quasi shoegaze. Scelta insolita e forse debole per lanciare l’album, ma senza dubbio tra le più belle. The End, Do I Need You Now e Tape Deck Sick hanno il sapore dei Charlatans, mentre Warsaw è colpo di fulmine già dalle prime note: una cascata di chitarre jungle pop e cori che ricordano la leggendaria Sarah Records. Lazy Love segue la scia.

Last but not least, Emily Whyte è la ballatona che chiude l’album, e qui dobbiamo scomodare anche Sir Richard Ashcroft, perché ricorda molto The Rolling People.

In un fase in cui la scena indie-rock, britannica e non, ha perso il suo appeal e si cimenta in sperimentazioni orientate all’elettronica, i DMA’S colmano un vuoto e danno ai loro fans esattamente ciò che vogliono, e va benissimo così.

Oriana Spadaro