Ranica (Bergamo), 6 aprile 2018

Bergamo suona. E lo fa alla grande. Al Druso di Ranica hanno solcato il palco due realtà della musica indipendente che hanno dato lustro alla scena: i bergamaschi Le Capre a Sonagli e la superband Dunk, formata dai fratelli lacustri Giuradei (direttamente da Provaglio d’Iseo), il batterista bergamasco Luca Ferrari (in momentanea trasferta dai Verdena) e il siciliano Carmelo Pipitone (anche lui in temporanea trasferta, ma dai Marta sui Tubi).

La serata comincia alle 23 con quaranta minuti di set de Le Capre a Sonagli. Per chi non li sapesse, i quattro fauni sono una solida realtà della musica orobica più straniante e alternativa. Nel live di 40 minuti proposto al Druso hanno saputo ampiamente raccontarsi con una sorta di greatest hits. Non sono mancate le tribali Ciabalè e Gallo da combattimento, il riff ipnotico da discoteca infernale di Pirata della strada, piccoli classici come Caronte e Nonno Tom, l’attitudine pazza del martellante Enrico alla batteria, della piroetta Beppe alla chitarra, dell’istrione Gippo alla voce, chitarra e ukulele e del fisico Matteo al basso (che si concede anche un impazzito pogo in mezzo al pubblico sulle note di Dove you go?). La scaletta si conclude con l’immancabile Note d’amor per una colonna sonora da Tom Waits in salsa punk.

A mezzanotte circa è invece il turno dei Dunk, che regalano un’ora scarsa, ma piena d’energia e sudore ai tanti ragazzi presenti. La dimensione live esalta il cantautorato prog-psichedelico dei quattro eroi del rock nostrano. La scaletta ricalca quella dell’omonimo esordio su disco di qualche mese fa. Si parte quindi con l’intima Intro, si prosegue con la latineggiante Avevo voglia e ci si sofferma incantati davanti al mare di romanticismo della pinkfloydiana Mila. È altro rialza subito la foga, mentre Spino è più sghemba e mette bene in mostra la coesione fra le tastiere del minore dei fratelli Giuradei, Marco, e la tecnica sopraffina e contemporaneamente violenta di Pipitone.

Ettore Giuradei è il protagonista di Ballata 1. Amore un’altra è rock’n’roll che fa venir voglia di smuovere le chiappe. Qui qualche minuto di sperimentazione strumentale, per poi rimettere il piede sull’acceleratore con Stradina e tornare alla tranquillità di Ballata 2. A questo punto la cover che non ti aspetti, una quasi irriconoscibile ma affascinante Subterranean Homesick Alien dei Radiohead e il singolo Noi non siamo, brano già suonato dal vivo dai fratelli bresciani prima di questa nuova avventura a nome Dunk, ma qui trasformata grazie all’apporto di Luca e Carmelo.

Per concludere, una versione di un quarto d’ora di Intermezzo, dove i quattro musicisti si sbizzarriscono a loro piacimento. Prima di salutare, Ettore presenta una canzone solo chitarra e voce, mentre i tre compagni lo guardano in rispettoso silenzio per poi salutare tutti ricevendo i meritatissimi applausi per il gran concerto.

Andrea Manenti