Milano, 10 Novembre 2017

Dall’inizio dei tempi la parola ‘sciopero’ blocca un’intera città. Milano ne ha il terrore e, anche quando il servizio è garantito, il mondo sembra comunque bloccarsi. Soprattutto se ti trovi in zona Rogoredo e aspetti il bus 88 per andare al Fabrique.

Dopo un’attesa interminabile e dopo quelli che sono almeno 4-5 messaggi della TIM ‘Hai esaurito i megabyte di internet…’, noi giga-dipendenti in astinenza impossibilitati a prendere il servizio di carsharing abbiamo ceduto a Uber. E siamo arrivati di lusso al concerto su una Mercedes-Benz nera.

Entriamo appena in tempo per vedere salire sul palco i nostri amati volpini. Eccoli in formazione completa i Fleet Foxes.
La band americana appare sul palco in un’epifania di luci bianche e vortici colorati alle spalle e apre le danze con la prima traccia del loro ultimo album “Crack-up”, “I Am All That I Need/Arroyo Seco/Thumbprint Scar”, con a seguire “Cassius” e “Naiads”. La voce delicata di Robin Pecknold scalda la sala, trasportando il pubblico nelle sonorità di “Grown Ocean”, “Ragged Wood” e “Your Protector” che si rincorrono una dietro l’altra. 

I Fleet Foxes sono un’orchestra a tutti gli effetti e come tale suonano in modo impeccabile. Cambiano chitarre e strumenti, come nel caso del polistrumentista Morgan Henderson che passa dal flauto traverso alla chitarra, dal contrabasso al tamburello. Ogni strumento gioca un ruolo preciso, è stato scelto con accuratezza come espressione di una specifica sensazione.
Un ricercato equilibrio è ciò che più rispecchia la band di Seattle, sintomo di una certa maturità musicale. Stare di fronte a quel palco ad ascoltarli è come entrare in un universo parallelo, una sorta di mondo di Oz dove passeggiare tra fantasticherie e melodie musicali.

I brani si sono sugguiti uno dietro l’altro, da quelli dell’ultimo album (“On Another Ocean”, “Fool’s Errand”, “Third Of May”, “Crack-up”) a quelli meno recenti (“The Cascades”, “Mearstapa”, “He Doesn’t Know Why”, “Battery Kinzie”, “Mykonos”,  “White Winter Hymnal”, “Helplessness Blues”), fino a chiudere in bellezza con “Oliver James” e “Blue Ridge Mountains”.

Sanno come emozionare il pubblico in un modo così ipnotico che per la bellezza del concerto nessuno ha quasi mai tirato fuori i cellulari per immortalare ogni brano, non in una memoria artificiale, ma nella propria mente e nel proprio cuore. Questa è la dolce potenza delle melodie firmate Fleet Foxes.

Stefania Fausto

 

Setlist: Arroyo Seco | Cassius | Naiads | Grown Ocean | Ragged Wood | Your Protector | The Cascades | Mearstapa | On Another Ocean (edit) | Fool’s Errand | He Doesn’t Know Why | Battery Kinzie | (Tiger Mountain) | Mykonos | White Winter Hymnal | Third Of May | The Shrine/An Argument | Crack-up | Helplessness Blues | encore: Oliver James, Blue Ridge Mountains