cover-albumA breve distanza dal loro secondo EP, i Flyying Colours escono con un lavoro che è la precisa unione dei due precedenti: il primo omonimo del 2014 e ROYGBIV del 2015. Così il senso del titolo EPX2 diventa inequivocabile.

I 4 di Melbourne hanno imparato bene la lezione del miglior shoegaze britannico, riproducendone le atmosfere con ossequiosa meticolosità: riff e ritmiche di chitarre tese, distorte e cariche di riverbero, voci calme, soffuse e dilatate, basi ritmiche spesso tirate ma piuttosto lineari.

La raccolta si apre con la carica di Like You Said, Wavygravy e She Leaves, con cui la band costruisce una sorta di caos controllato. In Feathers emerge una vena, mi sia concesso, un pochino più pop mentre Bugs, a mio avviso il brano migliore dell’album, è un eccellente equilibro tra melodia e dissonanza, momenti sonori di pieno e vuoto e differenti tensioni ritmiche.

Anche la seconda parte si sviluppa in maniera piuttosto omogenea. Nonostante Don’t Want To Let You Down, Running Late, Not Today e In The End potrebbero non lasciare il segno a un primo ascolto (vagamente orecchiabili e senza particolari picchi), si caratterizzano per gli arrangiamenti curati e una maggior personalità nelle parti cantate. Chiude l’ottima Leaks, che si fa apprezzare soprattutto per la carica ritmica.

In sostanza un disco che non stravolgerà, nel bene e nel male, il panorama shoegaze: fedele ai canoni e con quel minimo di personalità richiesta.

Mirko Catani