prv_digipack4p.cdrNostalgici della New York d’inizio millennio e degli indimenticabili anni Ottanta della new wave inglese più oscura ed insieme ballabile, non disperate. I vostri futuri beniamini abitano qui vicino a voi. Lasciate quindi stare band geograficamente (e qualitativamente) lontane come i troppo stimati australiani Temper Trap o l’ormai vecchia next big thing londinese White Lies: la classe sta qui, a nemmeno un’ora da Milano, più precisamente nel pieno della provincia bergamasca. Dopo vari demo, infatti, i Forward arrivano alla prova dell’atteso esordio e la superano egregiamente. Otto tracce, nove se si conta il remix cinematografico del singolo “Crossroads”, si snodano attraverso una ricetta talmente vincente che, sebbene un poco a discapito dell’originalità, spesso si ripete fino a diventare per l’ascoltatore una sorta di mantra.

Via allora di bassone distorto, ritmica alla Joy Division, ricami chitarristici vagamente Strokes e ritornello epico: eccovi servita l’apripista “Alternative You”. Si prosegue poi con il già citato singolo “Crossroads” (già numero uno nella Euro Indie Music Chart per svariate settimane) e con i suoi echi rock che aprono a un ritornello da stadio da far invidia agli ultimi Editors, Interpol e compagnia bella. “Victory of the Defeated” gode di un delay che manco The Edge, condito da cassa dritta e tastierona 80s, “Cybertrap” di un riff quasi punk (gli Stranglers non sono poi così lontani) che sfocia in una cupa, ma altamente emotiva, danza da discoteca, “Sometimes” gioca di saturazioni, suoni al limite del feedback, tensione, ma anche molta melodia, “Who am I…” spinge verso un dancefloor marziale, mentre atmosfere romantiche tendenti a un’elettronica di depeche modiana memoria regalano vita a “Closing this Circle”. La conclusiva “Renaisance”, architettura gotica in lacrime di bellezza, dona una degna conclusione a quello che sotto ogni profilo è sicuramente un ottimo esordio.

Andrea Manenti