Crema, 15 Aprile 2017

Ci sono amici che non vedi per anni eppure, quando di nuovo vi incontrate, è come se non fosse passato un secondo. Le stesse dinamiche di sempre, le risate, quello stesso legame. Coi Gazebo Penguins è così. Ci eravamo lasciati nel 2013 sulle note di “Raudo” e nonostante ogni tanto mi ritrovassi a canticchiare Finito il caffè, un poco alla volta avevo finito per metterli da parte. “Dentro alla cesta delle robe inutili che di buttar non ho mai avuto il cuore” (se mi permettete la citazione).

Ma quando ho scoperto che era in uscita un nuovo album, la sensazione era quella, come se non fosse passato un secondo. Era logico a questo punto doversi incontrare nuovamente a un live. Persa la data (in versione eccezionalmente acustica) per il compleanno di Santeria Paladini 8 nella mia Milano, l’unica cosa da fare era aspettare la prima data nelle vicinanze. Così sabato si parte alla volta di Crema squarciando il silenzio della BreBeMi, urlando sulle note di “Nebbia” (To Lose La Track, 2017) ultimo lavoro discografico della band di Correggio.

I ragazzi si mostrano come sempre disponibili a fare quattro chiacchiere dietro allo stand del merchandise prima del concerto e si lasciano scappare la novità del cambio della scaletta usate nelle precedenti esibizioni in favore di una “decisamente più punk”. Effettivamente quando i pinguini salgono sul palco del caldissimo Paniere, subito dopo l’esibizione dei giovani Infinity On High il clima diventa davvero rovente. È un bel mix di pezzi nuovi e di quelli storici, suonati in un’unica tirata ben decisa e potente. Il pubblico non fatica a cogliere l’energia profusa dalle chitarre e si scatena nel pogo.

Il Paniere è ormai rovente, le maglie dei ragazzi sotto il palco sono madide di sudore e quelle dei Gazebo seguono la stessa strada quando parte Senza di te brano simbolo della band. Si canta portando la voce al massimo con giusto quel poco di pelle d’oca che sale. L’emozione di aver incontrato un vecchio amico e sapere che in fondo è come se non fosse mai passato un secondo.

Simone Casarola (@simocasarola)