Piacenza, 30 marzo 2018

di Cecilia Tanzi

«Andiamo a sentire Gigante?»
«Chi cazzo è Gigante?»
«Massí dai, quello che sull’album ha una montagna».
Silenzio.
«Il bassista dei Mustache Prawn».

Ok.
Andiamo a sentire il bassista che sull’album ha una montagna.

Venerdì 30 Marzo, Musici per caso a Piacenza, penultima data di presentazione dell’album Himalaya, uscito alla fine di Febbraio. Il bar è piccolo, sembra di stare a casa di qualcuno. La luce del frigorifero dei vini si accende a intermittenza, le tapparelle verdi sono abbassate, la barista abbronzata sorride e la luce è soffusa. Siamo in pochi e tutti sparpagliati. Chissà com’è che la gente ha sempre paura di stare vicino al palco. Ronny Gigante si riconosce dal ciuffo voluminoso, la camicia pattern e il piglio riflessivo.

«Sono tutti così seri»
«Qualcuno ha sorriso»
«Non è vero»
«Ma cosa te ne frega se non sorridono?»

In effetti non credo sia importante. Accanto a lui, Giovanni Caramia (basso), Fabrizio Semerano (batteria e voce) e Antonio Conte (tastiere/synth). Hanno lo sguardo basso, concentrato. Di chi non si esibisce tanto per fare, tanto perché deve. Non c’è bisogno di tante parole, battute brillanti, gag e ironia. C’è la musica, c’è solo la musica a riempire la sala, qualche grazie dal palco e sparuti battiti di mani dai tavoli, perché non solo il pubblico tiene le distanze spaziali, ma anche emotive. O per lo meno ci prova, finché Gigante invita tutti a fare un passo avanti e si è avvolti dall’atmosfera.

Già dai primi minuti ci si rende conto che non si può avere un ascolto distratto da bancone del bar, quando stai lontano e gli strumenti fanno da sottofondo. La musica è protagonista. La musica è un racconto. È come un libro che hai iniziato a leggere e non puoi lasciare chiuso sul comodino. Ti ci vuoi immergere. Ti ci devi immergere.

L’ukulele e i sintetizzatori si fondono e creano aria di festa di paese, di tradizione popolare. Ti immagini bicchieri che brindano, ampie gonne gitane che ruotano nelle piazze di un paesino ai bordi delle montagne, al confine con i boschi, sorrisi. A tratti fa freddo e senti il vento soffiare. A tratti fa caldo e hai voglia di ballare con i piedi scalzi sulla terra.

Ci si fa pure una risata quando Ronny presenta come canzone più bella del mondo Ken il guerriero di Claudio Maioli, facendone una cover. E quando finisce è come se avessimo tutti fatto un viaggio. Battiamo le mani con l’aria sognante di chi ha conosciuto un mondo nuovo, poco esplorato, con la risolutezza di non volerlo abbandonare e di esplorarlo sempre più a fondo. Sento dei commenti confusi, mentre accendo una sigaretta.

«Non si capivano le parole, dai cioè come si fa, allora non cantare».

Avrei voluto rispondere dicendo che non credo le parole siano più tanto importanti quando la voce diventa un quinto strumento che si fonde e armonizza. Gigante non ha bisogno di una frase tormentone per essere ricordato, perché se un gruppo punta sulla musica e suona bene, ma bene per davvero, ha già vinto tutto.

Se vi piacciono i suoi campionati, i testi banali e le rime scontate, ripetute alla nausea: ecco, state a casa. In caso contrario, se avete voglia di scoprire una nuova perla rara del panorama indie italiano, controllate le date e uscite di casa, dal 5 Aprile riparte il tour!

 

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di Anna Lisa Botti