Fino all’11 luglio, il Goa-Boa Festival trasformerà il Porto Antico di Genova in una grande festa a base di musica e cultura. Un evento che ormai da vent’anni è tra i più attesi dell’estate festivaliera italiana. Per l’occasione, abbiamo intervistato il direttore artistico Totò Miggiano. Ecco cosa ci ha detto.

 

A cura di Paolo Ferrari

Totò, anche quest’anno il Goa-Boa si sta confermando come uno dei festival più innovativi e importanti d’Italia. Avete sempre scelto un tema, un comune denominatore. Quali sono le coordinate di questa edizione?

Una chiara linea di continuità tra tutte le edizioni è rimasta: spazio ai giovani come sempre (buona parte dei gruppi è under 30) e ai nuovi linguaggi che raccontano il cambiamento.

Nel panorama italiano si stanno affacciando nuovi festival e nuove realtà. Il Goa-Boa compie vent’anni ed è a tutti gli effetti diventato un “caposcuola”. Immagina di dover dare un consiglio alle nuove generazioni: qual è il segreto per organizzare un festival che dal 1998 mantiene un successo e un’identità così forte?

Vorremmo prima di tutto sottolineare che Goa~Boa è un Festival nella vera e completa accezione del termine: tanti giorni, tanti artisti, più palchi, diverse forme artistiche (si veda ilLustro..) e un Village con espositori selezionati e tante cose buone da mangiare! Il consiglio potrebbe essere non smettere di rinnovarsi e di stupire, senza troppi preconcetti. Per il resto serve un’imprescindibile tocco di follia, quella che ogni anno ci permette di interfacciarci con centinaia di persone tra artisti, agenzie, giornalisti, partner anche istituzionali e tecnici, spesso in situazioni complicate senza mai smettere di credere che ancora una volta sarà bellissimo.

Gli artisti in cartellone quest’anno rappresentano generi musicali differenti, come sempre accade al Goa-Boa. Spicca il nuovo fenomeno della trap, con tutti i nomi più rappresentativi del momento (Sfera Ebbasta, Dark Polo Gang, Tedua e Ghali). Possiamo definirlo una sorta di “live programmatico” di un genere?

Goa~Boa è da sempre più attento ai nuovi linguaggi che alle mode. A volte i due aspetti s’incontrano e creano mix travolgenti, come nel caso del fenomeno della musica trap, di cui Genova può considerarsi a tutti gli effetti una delle capitali italiane. Noisey di Vice ci ha ad esempio scelti per un’anteprima nazionale del secondo episodio del documentario “La Nuova Scuola” incentrato su Tedua e Genova. Ma non ci siamo voluti fermare all’incontro forse più rappresentativo della scena trap (7, 8 e 9 Luglio): abbiamo voluto andare oltre e offrire spunti per paralleli internazionali, invitando artisti quali Mykki Blanco e Nadia Rose affinché non rimanesse un discorso autoreferenziale.

In cartellone anche Samuel, per la prima volta da solo. I suoi Subsonica sono forse la band che ha partecipato a più edizioni del Goa-Boa. Che ricordi hai legati a loro?

Non poteva mancare Samuel, amico storico del Goa-Boa e protagonista di tante avventure insieme a noi coi progetti Subsonica e Motel Connection. Con lui sul palco e dietro le quinte abbiamo vissuto tanti flashback emozionali di questi vent’anni e della prima edizione.

Il festival segna anche il grande ritorno di Tonino Carotone. Cosa ci dobbiamo aspettare?

Il nuovo album prodotto da Alborosie promette bene… Ma il genio del “Maestro dell’ora brava” (così definito nel libro che ha scritto insieme a Federico Traversa di Chinaski Edizioni e di cui sul nostro sito www.goaboa.it si può leggere un estratto decisamente avventuroso) si coglie specialmente quando calca il palcoscenico. Manu Chao e Adriano Celentano ne sanno qualcosa.

Il Goa-Boa ha sempre avuto una vocazione importantissima, quella di scoprire nuovi talenti e offrire loro un trampolino di lancio. Tra i nuovi nomi, su chi scommetti quest’anno?

Trai i giovani o già affermati ci sarebbe l’imbarazzo della scelta… A livello nazionale forse la domenica è stata sotto questo punto di vista la più interessante con Ghali, Pop X, Carl Brave x Franco126, Gazzelle e tanti altri. Una punta di orgoglio per due progetti che abbiamo seguito da vicino quali Free Shots e Era Serenase, ma anche per i tanti rapper di spessore della scuola genovese.