Un gruppo tributo o clone degli Stooges, periodo “Raw Power”, con un cantante che ricorda Alice Cooper: sudore, grasso del motore a due tempi, metalmeccanica, grandi fabbriche, auto d’epoca così inquinanti da non poter più circolare, sono le immagine evocate da tanta sozzeria.

Proto punk quasi 50 anni dopo – gosh! – ma anche punk classico a manate, riff ignorati e lesivi delle buone maniere, poche progressioni standard spremute senza vergogna fino all’ultima goccia. Chitarra scassata, basso scoreggione e chitarra pestona. Dei Mudhoney primo periodo senza psichedelia, degli Zeke rallentati ma non troppo. In ogni caso troppo sprezzanti di tutto ciò che puzza di sofisticato per poter esagerare con feedback o divagazioni doom o goth. Qui ci si attacca agli ampli e si segue la batteria, perché la poetica è quella di Joe Carducci e la politica è il nazi maoismo di Pol Pot.

In questi casi l’energia fisica e nervosa sono il metro giusto per dare il giudizio finale: se restiamo su quel piano “The Haedache” funziona alla grande, e potrete goderne dopo una dura giornata in cui il vostro prof, capo o padrone che sia vi ha reso la vita asfissiante. Se invece siete dei crumiri pensierosi datevi al brit pop, ma non atteggiatevi a finti looser perché sarete per sempre coinvolti! In ogni caso, se siete fieramente reazionari, ecco una buona colonna sonora in cui tuffarvi.

Alessandro Scotti