Tornano in Italia gli Interpol

con il tour celebrativo per i 15 anni dal loro capolavoro “Turn On The Bright Light“. La band guidata da Paul Banks suonerà mercoledì 23 agosto al Carroponte di Milano. Per l’occasione saranno accompagnati dagli X Ambassador, graditi guest dello show.

Sull’onda di questo questo spirito amarcord, abbiamo stilato una classifica degli album della band newyorkese. Ok, potete già immaginare chi si è piazzato al primo posto. Ma le altre posizioni? Bene, partiamo dal fondo. Ripassate e poi vi interroghiamo…

5. Interpol (2010)

L’album omonimo della band è forse quello che meno li rappresenta. Le atmosfere sono noir e i testi di Banks criptiche e tristi non convincono.

L’impressione è quella di una band che cerca di ritrovare la dimenzione che li ha portati al successo con un suono più evoluto.

Il risultato però è un pasticcio che in pochi tra pubblico e critica hanno apprezzato. Come brano più rappresentativo scegliamo il singolo Barricade.

4. Our Love to Admire (2007)

Terzo album prodotto da Banks e soci, è anche quello che segna l’inizio di una fase artistica calante (che avrà il punto più basso con il successivo album). onostante la presenza di pezzi bellissimi come No I In Threesome o Mammoth, il resto dell’album non offre grandi spunti anche se ancora sostenuto dai fan.

3. El Pintor (2014)

“El Pintor” è l’anagramma di Interpol. In particolare questo disco è l’anagramma del gruppo che si reinventa dopo il fiasco di “Interpol” e ripropone sonorità decisamente più accattivanti, a tratti molto simili a quelle degli esordi. Una piacevole sorpresa.

Everything is Wrong è una perla.

2. Antics (2005)

Secondo album di studio e il primo pensato per un pubblico più vasto. Un suono leggermente più pop di quello degli inizi, ma comunque inscindibile dall’esordio.

Un disco che contiene perle come Evil, C’mere e Slow Hands si può piazzare dietro solo a una pietra miliare come il primo disco della band stessa.

1. Turn on the Bright Lights (2002)


Ci troviamo davanti ad uno degli album storici della scena indie newyorkese.

Un disco che ha messo le basi del sound di tante altre band a seguire.

Ogni brano all’interno del disco contiene una spinta e delle ritmiche che solo la nuova ondata di inizio 00s ha saputo portare.

Dall’attacco di Untitled in poi sono 48 minuti e 59 secondi che si avvicinano alla perfezione.

A cura di Simone Casarola (@simocasarola)