Daniele Barsanti, cantautore toscano, ha pubblicato nel 2015 “Lucia”, il suo primo singolo uscito con Universal. Da poco è tornato con “Tu che ne sai”, uscito il 18 maggio per l’etichetta Prima o Poi Records come singolo d’apertura del suo nuovo lavoro. “Tu che ne sai” è un loop che scorre in tutta la canzone, una domanda che può smontare qualsiasi risposta o che per lo meno riesce a dimostrarne la sua fallibilità. “Tu che ne sai” sembra essere l’unica cura contro un mondo che pensa di sapere tutto, un mondo che si nutre di click, di titoli shock, di likes e di «rivoluzioni, ma sedute sul culo». Abbiamo intervistato l’autore per saperne di più.

A cura di Alessandro Franchi

Daniele, come sono stati questi tre anni dopo la pubblicazione di Lucia? Sono successe cose che hanno in qualche modo influenzato o modificato il tuo percorso artistico?

Dopo la pubblicazione del mio singolo di esordio Lucia, ho avuto il tempo di guardarmi intorno, di capire quello che era in quel momento la mia situazione artistica e cosa mi piacesse di più. Lucia è stato un vortice di emozioni, un treno quasi preso per caso. Sono salito al volo e mi sono fatto guidare, nel bene e nel male. Comunque nel periodo successivo a quell’uscita sono successe molte cose, sono stato a Berlino e mi sono innamorato di quella città. Mi ha decisamente ispirato nella scrittura e nel suono. Ho avuto pure la possibilità di conoscere Matteo Cantaluppi, noto produttore italiano che in quel periodo viveva proprio a Berlino. Ci siamo fatti una chiacchierata camminando per Tempelhof, mi ha fatto sentire subito integrato nel contesto urbano artistico di quella città molto più europea che tedesca.

Parlami un po’ della tua nuova etichetta. Com’è nata la vostra collaborazione? E come mai l’idea di tornare a pubblicare un singolo e non, piuttosto, un intero album?

Ero a Berlino e di ritorno da una passeggiata ho ricevuto un messaggio da Christian Lindemann, voleva sapere se ero impegnato artisticamente con qualcuno. Io gli ho mandato qualche provino, lui l’ha fatto sentire a Petra (Petra Magoni, ndr.) e mi hanno subito ricontattato, il materiale gli era piaciuto molto. Abbiamo cominciato a lavorare il giorno stesso. Per quanto riguarda l’idea di pubblicare solo singoli, tutto nasce dalla mia stessa idea di fruizione della musica. Io ormai utilizzo solo Spotify e di solito mi affido al Radar Release dove trovo solo singoli. Ovviamente, se poi mi appassiono, mi ascolto tutto l’album, ma l’approccio iniziale è un assaggio, un aperitivo. Viviamo nell’era del tutto e subito, i tempi sono cambiati e per questo ho deciso di non produrre un intero album, ma semplicemente un Ep di quattro singoli che farò uscire nell’arco dei quattro mesi estivi. È una produzione realizzata tra Pisa, la città della cantante Petra Magoni che ha deciso di scommettere su di me, e Berlino, la città in cui ho scelto di ambientare la sceneggiatura della mia scrittura.

Di cosa parla Tu Che Ne Sai? Quando l’hai scritta? C’è un qualche ascolto in particolare che ne ha influenzata la composizione?

Tu che ne sai? è una domanda che riapre nostalgicamente una visione lontana dal mondo dei dati certi di internet, mondo che alla fine ci lascia solo con più domande che risposte. È un loop senza fine, una ricerca estenuante a effetto matriosca, la medicina adatta a un mondo di curiosi, di leoni da tastiera o di “tuttologi del web”, oppure di “rivoluzioni (ma) sedute sul culo”. Non so di preciso quando l’ho scritta, ho tantissimi provini in preproduzione sul mio mac, mi ricordo solo che lo slogan è nato in un momento di sfogo e di eccitazione. L’ispirazione per me è sublimazione. Ah, per quanto riguarda l’influenza mi bevo di tutto, musicalmente parlando.

Ho visto che hai stampato il brano in tiratura limitata su audiocassetta. Come mai hai scelto questo formato?

Volevo un oggetto che rappresentasse quello che il suono, nella sua enorme malleabilità, non riesce a darti. Una forma chiara, semplice, inequivocabile. Una cassetta, ovvero un simbolo in grado di farti capire al volo cosa aspettarti. Per me è un oggetto quasi transizionale dell’infanzia, la mia Madeleine tecnologica. In più le produzioni richiamano molto l’immaginario 80/90, le chitarre dei Freur, del fender Rhodes e delle batterie campionate. La musicassetta è in realtà una C-ZERO ovvero non registrata, sul quale si trova un QC che in pochi secondi con il nostro smarthphone possiamo scansionare e cliccare sullo smart url dove acquistare e ascoltare i brani. Mi piaceva troppo pero l’idea di toccare una cassetta con il mio nome.

Pensi di portare Tu che Ne Sai? in giro per l’Italia? Hai per caso dei live in programma?

Dopo il realese party, l’incontro in alcune radio tra i quali RadioEco e Radio Popolare e la conseguente rotazione radiofonica, ho parecchi live in programma per quest’estate. Sono stato ospite durante un evento di moda e spettacolo il 30 giugno davanti al pontile di Lido di Camaiore, c’è stato un live in un hotel extra lusso a Forte dei Marmi e poi ho il grande onore di aprire le date estive del tour di un famoso artista italiano di cui, per ora, non posso ancora svelare l’identità. No, non è Liberato.

Quali sono, in generale, i tuoi piani per il futuro? Hai già scritto nuovi pezzi? Pensi che tornerai ad incidere presto?

Ho un hard-disk pieno di produzioni, provini, pre-produzioni, non mi stanco mai di creare; devono solo trovare lo spazio, il tempo e la situazione giusta. Ho un bel po’ di idee e con alcuni addetti ai lavori siamo in fase di “corteggiamento”. Ho una voglia matta di farmi sentire da più persone possibili, intanto quest’estate “me la godo” suonando in giro per l’Italia.

Grazie mille per il tuo tempo, Daniele. Nella speranza di sentire presto del tuo nuovo materiale, ti facciamo un grande in bocca al lupo!

Grazie a te, Alessandro. Viva il lupo!