Ho sempre saputo che Mecna fosse alto, anche se non pensavo a queste dimensioni. Così si siede, per chiacchiere meglio, e mi racconta con un sorriso quello che sta vivendo con l’uscita di “Blue Karaoke”, il nuovo disco che ha smosso le acque del rap italiano. Featuring importanti, con i nomi di Fabri Fibra, Ghemon e Coco, e tanto, tanto da raccontare.

A cura di Alessandro Benedetti

Mecna durante l’intervista

Sei un tipo estivo, dal carattere solare, da qui la decisione di far uscire il disco alla fine di giugno. Ti aspetta un’estate piena di date, concerti… scherzo, ovviamente. Come mai la scelta di un’unica data dopo l’uscita del disco al Magnolia di Milano, il 12 luglio? Per rigetto verso l’estate o per la voglia di regalare al pubblico un concerto unico e indimenticabile?

Sicuramente per entrambi i motivi [ride]. La data del 12 luglio è comunque pensata perché non passi troppo tempo fra l’uscita del disco, “Blue Karaoke”, e il primo concerto che lo inaugura. Poi in autunno arriverà un tour più corposo, con tante altre date, ma ci sta celebrare l’album con una data simbolo, unica, di presentazione del disco. L’appuntamento al Magnolia l’avevo annunciato prima dell’uscita del disco, mesi fa, e nonostante ancora non si sapesse di quello che sarebbe successo, la vendita dei biglietti è andata parecchio bene, poi ovviamente la notizia di “Blue Karaoke” ha aiutato molto. In generale non suono tantissimo, soprattutto a Milano non tornavo da tempo, per cui ti assicuro che ne varrà la pena.

Il mio pezzo preferito è Ottobre rosso, assieme a Ghemon, e lì ti sfoghi dicendo: «Rap italiano di chiacchiere e tattiche/Rap italiano incoerente e confuso/Folle, infantile e colluso/Rap italiano non ti ho abbandonato/Anche se un po’ ci ho pensato». Come mai sei così incazzato?

Non direi che sono incazzato, non lo sono, è più una riflessione su determinati aspetti del rap italiano: il pezzo parla di quei momenti in cui magari fai un po’ di bilanci su quanto successo negli anni, pensi ad un po’ di cose… Ma molto più semplicemente è un pensiero, un flusso di coscienza su quanto è passato e quanto invece succederà in futuro. Ho chiamato Ghemon perché come artista ha il mio stesso percorso, e per questo riesce a capire meglio di chiunque altri certi stati d’animo.

Quando sono arrivato in store ho visto in vetrina 5 tuoi dischi, poi mi sono accorto che gli altri 50, di altri artisti, sono comunque disegnati e progettati da te. Ti senti più Corrado Grilli, grafico, o Mecna, artista?

(ride) Probabilmente grafico, nel senso che è la mia dimensione, lì mi sento a mio agio, ed essendo il mio lavoro lo sento più naturale. Per cui ti dico che sì, mi sento un grafico e non perché lo preferisca alla musica, ma perché il mio mondo, la realtà a cui appartengo.

Sei nell’ultimo disco dei Belize, “Graffiti”, nell’album di Lorenzo Fragola, Bengala, e ancora nell’edizione Deluxe di “Marassi”, degli Ex-Otago. Vivi la musica italiana a pieno, che aria tira?

Sicuramente c’è tanta varietà e questo non può che portare bene, nel senso che tutta questa proposta fa sì che più artisti di talento emergano, e grazie a Spotify o Instagram tutti hanno la possibilità di valorizzare il proprio lavoro e la propria arte, è molto più facile promuovere e diffondere le proprie cose aiutando la musica.

Hai citato Instagram e, sia lì che su Twitter, il tuo rapporto è molto particolare ed originale. Il personaggio Mecna che twitta o posta è studiato o metti in scena il vero te stesso?

Non c’è nulla di studiato, se non pochi momenti importanti, come l’annuncio dell’uscita di un disco o della tracklist in un determinato modo, anziché la data di un nuovo concerto. Scrivo e racconto quello che mi passa per la testa in modo originale. Tendo ad essere poco presente quando non c’è la musica di mezzo, quando magari sto scrivendo l’album ma non c’è ancora nulla di annunciato, e quando invece ci sono cerco di non mostrare la mia vita in una maniera troppo invasiva, ecco, di sicuro non vedrete mai una foto di quello che mangio. Cerco di ridurre il tutto alla musica.

Perché “Blue Karaoke”?

Il blu è un colore che rimanda alla tristezza, alla malinconia, in inglese si dice proprio “I am blue”, significa dire che si è tristi. Di questo aspetto mi piaceva la possibilità di poter esprimere un’emozione con un colore, uno stato d’animo in una sfumatura. Come ti dicevo per la musica è un momento florido, gli artisti spopolano in radio e spesso mi chiedo «cosa resterà veramente» di tutti questi successi. Se ci pensi il metro di paragone, il giudizio che ti può far dire se un pezzo ha segnato il suo periodo è il karaoke: i pezzi che verranno cantati tra 20 anni, al karaoke, saranno quelli che hanno lasciato un segno, e io mi auguro che i miei siano tra questi.

Mecna e il nostro Alessandro Benedetti durante l’intervista