Riley Walker, dopo la super performance di quest’inverno a Milano, ha annunciato che tornerà a trovarci in Italia già in estate, e per ben cinque date. Abbiamo dunque deciso di fargli qualche domanda per conoscerlo meglio e per capire qualcosa di più sul suo ultimo e bellissimo album.

Ascoltando “Golden Sings that Have Been Sung”, si ha subito chiaro che sei un ottimo chitarrista. Quando hai iniziato a suonare? Sei un autodidatta?

Ho iniziato a suonare la chitarra quando avevo all’incirca 13 anni. Presi qualche lezione, ma non ho mai approfondito lo studio dello strumento. Vorrei averlo fatto, adesso sarei molto più bravo!

Perché ti sei trasferito a Chicago? Qual è stato il motivo principale che ti ha spinto a farlo? Cosa non era in grado di offrirti Rockford?

Mi sono trasferito a Chicago perché mi è sempre piaciuta. Sono sicuramente un tipo da grande metropoli e ho avuto la fortuna di averne una a solo un’ora di distanza da dove sono cresciuto. Rockford è la mia città natale, ma Chicago è casa mia.

Chicago è nota anche per la sua grande tradizione jazz. Che musica ascoltavi prima di trasferirti? Pensi che in qualche modo Chicago abbia influenzato il tuo modo di suonare e i tuoi gusti musicali?

Crescendo, ho ascoltato soprattutto punk e indie rock anni ’90. Chicago ha sicuramente influenzato i miei gusti. Mi ha influenzato in tutto.

I brani contenuti nel disco quando e dove sono nati? C’è un particolare evento che ha innescato la fase creativa?

Sinceramente non ricordo dove ho scritto nessuna di queste canzoni. Non c’è stato nessun particolare evento scatenante, solo la passione per il lavoro e per la scrittura.

C’è un artista in particolare che ha influenzato la composizione di “Golden Sings That Have Been Sung? Che musica ascoltavi durante la stesura del disco?

Molti jazzisti e cantautori. Questo disco per me è già acqua passata, quindi non è che ci pensi molto. Se devo fare due nomi, comunque, ti direi John Coltrane e i Talk Talk.

Per quanto riguarda il suono, quanto è stato importante il lavoro di Leroy Bach degli Wilco? Come mai avete scelto proprio lui per la produzione?

LeRoy spacca. Adesso è già in studio a lavorare al prossimo disco! Ha un grande orecchio ed è un ottimo musicista.

Quanto contano le parole nella tua musica? Sembra che in molti brani si nasconda, dietro ad un velo di umorismo, un più profondo significato con sfumature autocritiche (penso a “The Halfwit in Me”, ad esempio). Sei d’accordo? Esiste un tema principale che collega tutti i brani?

Sì, sono d’accordo. Il tema principale c’è ed è sicuramente il dubbio.

Sembra che “Golden Sings That Have Been Sung” contenga meno parti improvvisate, rispetto agli altri album. Concordi? Quanto è importante l’improvvisazione all’interno del tuo processo creativo?

Tutto ruota attorno all’improvvisazione. Attivo il mio cervello solamente quando improvviso. Il rischio e ciò che di positivo ne deriva sono la principale fonte della mia musica.

Ti definiresti un cantautore o un musicista?

Un cantautore. Un non-musicista.

Cosa rappresenta la copertina del disco?

Vuole evocare sensazioni fresche e rilassate.

Quest’estate tornerai in Italia per un mini-tour di 5 date. Conosci qualche cantautore italiano? Ascolti mai musica italiana?

Amo moltissimo l’Italia. La sua storia e la sua cultura sono meravigliose. Stavo giusto ascoltando Fabrizio De André questa mattina. Adoro anche Ennio Morricone.

Questo è stato un periodo davvero prolifico per te, con 4 album prodotti in soli 3 anni. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Stai già scrivendo cose nuove o sei concentrato solo sul tour?

Sto lavorando sodo al mio prossimo disco, ora come ora. Suona davvero alla grande. E alla fine di quest’anno usciranno una serie di collaborazioni e di progetti paralleli a cui ho lavorato.

In tour, qual’ la cosa che più ami e quella che più detesti?

Amo poter vedere il mondo e tenermi occupato. È davvero bello poter suonare dal vivo e divertirmi con i miei amici. Odio i lunghi viaggi e la poco sana attività dello starsene seduti.

Se tu potessi scegliere di collaborare con qualcuno, con chi vorresti lavorare?

Sinceramente, la nuova band con la quale sto suonando in studio adesso è composta da persone che ammiro da anni. È la band dei miei sogni. Altrimenti, direi Jimmy Page.

Ultima domanda. Se tu non fossi un musicista, che cosa ti piacerebbe fare?

Sicuramente qualcosa che riguardi il cinema.

 

A cura di Alessandro Franchi

 

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