Andrea Venerus, classe 1992, è originario del quartiere San Siro a Milano. A 18 anni si è trasferito a Londra, dove ha approfondito le sue conoscenze musicali cominciando a lavorare a progetti personali. Dopo 5 anni in terra inglese, ha registrato un disco a Roma, dove vive ancora oggi. Il 20 aprile 2018 ha pubblicato per Asian Fake il suo primo brano solista per un’etichetta, “Non ti conosco”. Venerus è un animale raro, che si muove di notte su beat soul e alieni. Lo abbiamo intervistato.

A cura di Andrea Frangi

 

Partirei subito da una domanda scontata: quando esce il tuo album?

Sarebbe scontata se conoscessi la risposta! In verità sto lavorando a tanta musica ultimamente e soprattutto con molte persone che stimo; sicuramente dopo l’estate avrò un lavoro speciale tra le mani.

Recentemente hai suonato a Milano in apertura a James Holden e Benjamin Clementine, come è andata? Prime impressioni?

Beh bene, sinceramente le sensazioni sul palco non erano proprio le migliori, ma a questo punto sono ancora in modalità rodaggio dello spettacolo, quindi ad ogni concerto che faccio raddrizzo il tiro generale. In ogni caso era il mio primo concerto nella mia città, per assurdo ho suonato molto più all’estero che a casa mia, quindi affiancarsi a un nome come il suo per l’occasione è stato in qualche modo speciale.

Sei difficilmente collocabile. Ho letto che hai vissuto a Londra, e ascoltando Non ti conosco si percepisce un sound lontano dall’Italia. Mi sono venuti in mente Joycelin Flores di XXXTentacion, ma anche King Krule per l’uso della chitarra in alcuni brani trasognanti e tantissimo Moses Sumney in Don’t Bother Calling. Anche se alla fine mi sono dovuto arrendere e sono stato contentissimo così di non riuscire a definirti. Ma un po’ ci ho azzeccato?

Per fortuna non è compito mio definire la mia musica, perché già mi evoca abbastanza demoni farla. Comunque hai sicuramente nominato artisti e brani che ascolto e stimo. Diciamo che tendo a non pensare ad altri artisti mentre faccio le mie cose, e cerco di rinfrescare continuamente i miei ascolti in modo da non fissarmi con qualcosa che magari non mi appartiene nemmeno. Ora sto vivendo a Roma, ma avendo casa dei miei a Milano ho la fortuna di poter scappare da una città all’altra con facilità.

Ci descrivi il tuo percorso fino ad oggi, come ti sei mosso?

A 18 anni mi sono trasferito in Inghilterra e ho girato per circa 5 anni mentre studiavo in due accademie di musica. Una volta finito il mio percorso, son stato 10 giorni a Roma per registrare il mio primo disco (che poi non ho pubblicato, per un motivo o un altro). A Roma a fare la mia musica si stava troppo bene, quindi ci sono rimasto. Un anno e mezzo abbastanza travagliato, ma nel frattempo ho continuato a scrivere e produrre, e una volta che avevo tra le mani qualcosa che mi suonava fresco nel mio percorso ho deciso di pubblicare Non ti conosco senza aiuti esterni. È piaciuto e son stato contattato direttamente da Orang3, e da lí non mi sto fermando un attimo.

Hai scelto di cantare in italiano con degli arrangiamenti e delle basi quasi R’n’B. Hai sempre pensato all’italiano o è stato un dilemma? Ci sono degli artisti italiani a cui guardi? A chi ti senti vicino?

Guarda, in verità fino a pochissimo tempo fa di musica italiana non ne ho proprio ascoltata. In casa mia si sentiva soul, jazz, musica inglese e americana prevalentemente degli anni ’60 e ’70, e non mi è stata mai passata una tradizione in questo senso. Io naturalmente ho iniziato facendo per anni musica in inglese, e non mi sarei minimamente aspettato di fare qualcosa in italiano. Poi inaspettatamente con Non ti conosco è successo, senza che l’avessi studiata a tavolino, e tutt’a un tratto stavo facendo qualcosa di nuovo anche per me, quindi ho preso la palla al balzo e da allora non ho nemmeno più provato a scrivere in inglese, credo di aver trovato un po’ la mia dimensione… Comunque ora sicuramente più che mai mi ritrovo ad ascoltare musica italiana, ma quasi unicamente “d’epoca”, in particolare Paolo Conte e Bruno Martino: mi piacciono da morire le loro storie e le atmosfere che creano. Mentre di artisti contemporanei mi interessa prevalentemente la scena elettronica e i produttori, in particolare modo Clap Clap!, che è stato una mega influenza per me, Mana, e alcuni produttori che stimo con cui sto lavorando, tra cui Orang3 e Frenetik, Mace e Lorenzo BITW. Ci sono anche altri nomi, ma attendo di incontrarli di persone prima di spingerli! … Ah dimenticavo, stimo tanto anche Kety (Ketama126) e la sua musica.

Cosa hai ascoltato, quali diresti le tue influenze nei brani pubblicati e a cui stai mettendo mano ora?

Ci sono così tanti nomi e generi che per avere una risposta è più semplice andare a guardare la mia playlist su Spotify, che aggiorno quasi mensilmente. Lì metto le cose che sto ascoltando (quelle presenti su Spotify). Si chiama “Venerus’s Magic Music”.

Sei la new entry di un’etichetta nuova come Asian Fake, molto attenta a una proposta musicale in cui anche il visual è molto importante. Basti pensare ai video realizzati per i Coma_Cose, ma anche la fumettatura di tutti I membri del rooster AF. Credo che questi elementi siano peculiari anche dell’artista Venerus, basta guardare i video che hanno accompagnato i tuoi singoli. Come hai iniziato a lavorare con loro? Come ti trovi?

Come ti dicevo il mio contatto è stato Orang3, che avevo conosciuto l’anno prima. Una volta che ho pubblicato il video di Non ti conosco è stato lui stesso a contattarmi e invitarmi in studio insieme a Frenetik. Ci siamo un po’ innamorati, e da quel momento siamo molto spesso insieme. Mi trovo bene, finalmente ho qualcuno con cui confrontarmi sulle cose che scrivo e faccio. Loro due in particolare modo per me sono speciali.

Il brano Non ti conosco è stato prodotto da Filippo Cimatti. Deve essere stato molto importante lavorare con uno che ha messo mano all’ultimo disco di Jeff Beck, solo per dirne uno. Come è lavorare con lui?

Io e Filippo ci siamo conosciuti in Inghilterra e abbiamo vissuto assieme per tre anni in qualsiasi tipo di condizione, quindi siamo proprio bro… Mi ricordo quando gli è arrivata la chiamata a riguardo del disco di Jeff Beck, come anche mille altri momenti importanti… È stato bello cominciare pubblicamente il mio percorso insieme a lui perché è tutt’ora una delle persone che stimo di più per quello che fa, ma a questo punto la domanda sarebbe più corretta in questa forma: “Com’e’ stato per Jeff Beck lavorare col tuo bro?”.

Ho visto che eri in line up per il Radar Festival, poi purtroppo annullato. Sarebbe stata una grande occasione anche per conoscere grandi artisti internazionali e credo che la tua figura calzasse a pennello con la proposta del festival. Quando e dove ti possiamo ascoltare prossimamente?

, è stato davvero un peccato, perché c’erano alcuni nomi che stimo parecchio e sarebbe stato speciale incontrarli. Per ora le date sono ancora sporadiche e spuntano quasi inaspettatamente, quindi consiglio di seguire i miei profili e trovare le informazioni lí, poi io ho la testa tra le nuvole e non conosco a memoria queste informazioni!