Classe 1985, forgiata dalla vita di Kansas City, Janelle Monae ha stile da vendere. Il suo ultimo disco, “Dirty Computer”, uscito cinque anni dopo “The Electric Lady”, mostra in modo lampante agli occhi di quei pochi che ancora non avevano sentito il suo nome il perchè avrebbero dovuto conoscerla molto prima.

Janelle Monáe Robinson è così perfetta da avere le carte in regola per essere detestata. Attrice molto brava (ha lavorato ne “Il diritto di contare” e in “Moonlight” tra gli altri), modella bellissima, cantante potente ed estrosa, proprietaria di un’etichetta indipendente. E non solo: liberale nel pensiero e negli orientamenti sessuali (i dibattiti sterili sulla sua sessualità ne sono evidente prova), portavoce dei diritti degli afroamericani, fervente femminista, impegnata politicamente (leggere il testo di Americans per capire), nata dal niente e ora assisa al regno dei cieli del successo planetario.

E invece conquista, senza scampo. Beat seducenti, dal sapore futuristico e robotico, plasmano un concept album distopico e non categorizzabile sotto un genere specifico. Una voce intrigante dalla sfrontata – ma mai supponente – capacità di inserire il celebre discorso di Marthin Luther King e “Sex in the swimming pool” in una stessa canzone, Crazy, Classic, Life. Janelle mescola con classe il sacro e il profano, porta alta qualità musicale e tematica e video dedicati alla vagina (Pynk).

Testi immediati e no filtered si uniscono a suoni ricercati e graffianti, più o meno pop, rap (come in uno dei singoli, Django Jane) o ballad (Don’t Judge Me). Incredibilmente elegante e sexy, Monae non risulta mai esagerata, ma sempre piacevolmente anticonformista e sorprendente.

E non sono l’unica a pensarlo: a “Dirty Computer” hanno collaborato artisti del calibro di Stevie Wonder, Brian Wilson, Grimes, Pharrell Williams e Zoe Kravitz. Ma l’engagement supremo è quello del Maestro di Janelle, Prince. Basta ascoltare Make Me Feel per capirne l’incredibile influenza musicale. Oppure leggere nel titolo dell’album la citazione di due suoi brani, Dirty Mind e Computer Blue.

“Dirty Computer” sono 14 tracce che si uniscono in una trama perfetta, luccicante di energia e brillante contemporaneità. Per chi stava cercando un’erede al trono black di Quuen B, succeduta a sua volta a Ms Lauryn Hill: beh, forse abbiamo davvero una papabile candidata.

Giulia Zanichelli