L’album di debutto di Jarle Skavhellen, “The Ghost in Your Smile”, è il connubio perfetto tra il folk tradizionale e quello moderno, un alt-folk con accenni pop. L’artista norvegese ricorda le sonorità di The Tallest Man On Earth o Jose Gonzalez. Infonde fin dal primo ascolto un senso di tranquillità e pace, trascinando l’ascoltatore nel silenzio e nella solitudine assoluta di qualche fiordo sperduto della Norvegia, accompagnato solamente dai propri rumorosi pensieri.

Il disco si sviluppa tra brani che sono per la maggior parte una riflessione sull’amore, sulla rottura di legami umani, sulla forza della musica e sul suo potere salvifico. L’opening track, che dà anche il titolo al disco, inizia in acustico: l’artista norvegese continua a cantare “if you poke my glass eye, I’ll be the ghost in your smile”, una frase abbastanza criptica e allo stesso tempo inquietante.

In Now That I Know l’utilizzo del banjo esplode in tutto il suo ritmo, che riesce per un attimo a scuotere l’ascoltatore dalla sensazione di pace e apatia. Coming Home è una canzone che parla della morte, ma l’artista riesce a mutare il punto di vista su quella che è oggettivamente una tragedia terribile, in qualcosa che può essere accettato e superato con il trascorrere del tempo.

Pilots è un brano sulla fine di un’amicizia ma, anche in questo caso, l’artista sceglie di cambiare prospettiva e di pensare ai bei momenti trascorsi insieme all’amico, piuttosto che provare rabbia o risentimento nei suoi confronti. A Life That’s Gone descrive gli ultimi capitoli di una storia d’amore; però, l’appassionata Seventeen fa intuire che l’artista norvegese sta andando avanti e vuole girare pagina.

Il disco continua con altri brani che sono nel complesso ben strutturati, dai toni ricercati e supportati dalla bella voce dell’artista ma, talvolta, quel senso di tranquillità e pace che inizialmente poteva essere apprezzato, diventa un po’ esagerato. Tanto che alla fine quello che resta di questo album è, da una parte, un senso di tristezza e malinconia e, dall’altra, di leggera noia.

Mariangela Santella