Frammenti sparsi di un Jocelyn Pulsar più malinconico rispetto alle perle degli anni ’90, “Contro i Giovani” è il diario di un padre che si rivolge alla figlia Martina.

Un parlare schietto per introdurre chi di autenticità si intende: Francesco Pizzinelli (questo il vero nome del cantatuore di Forlì) riapre le danze due anni dopo la pubblicazione di “Convivenza Arcade”, disco che fu ambasciatore di nitidi cambiamenti di vita.

Un album che ha richiesto tempo. Un tempo graffiato da un ciclone di episodi e situazioni che, dentro ognuna delle sette tracce, assume sembianze umane e si fa portavoce del vissuto dell’artista fino alla realizzazione di un progetto tanto intimo e autobiografico, quanto coinvolgente e universale.

Pensieri sinceri che non richiedono giri di parole e non possono essere in alcun modo fraintesi: Pulsar, sull’onda della scena indipendente italiana, con l’avvicinarsi dei quarant’anni, ripercorre alcuni dei sogni che “adesso che c’ho un’età” – canta in Mi Volevo Comprare un Bar – paiono distanti dal poter essere coronati”.

La vita familiare, l’essere diventato padre, fra gioie e complessità (Superman contro Van Damme), la difficoltà nel riuscire a capire le nuove generazioni (Contro i Giovani), la nostalgia del passato, di progetti ormai vani, sono tutti in egual modo protagonisti della fotografia in movimento scattata dall’artista, che ha voluto incorniciare il tutto con una nuova sperimentazione strumentale, senza spingersi mai troppo oltre.

E se è vero che “ci sono ancora bombe inesplose”, una di queste potrebbe essere proprio “Contro i giovani” di Jocelyn Pulsar: “basta perdere tempo”.

Camilla Campart