Questa notte a Los Angeles ci saranno i Golden Globes, reduci da un anno di film non entusiasmanti e pochi molto belli. Tra i favoriti vincitori ci sono due donne, Frances McDormand (moglie di un fratello Coen e già nominata nel 2015 per la sua interpretazione della meravigliosa Olive Klitteridge, arcigna eroina di E. Strout) e Saoirse Ronan, anche lei già nominata nel 2016 per Brooklyn. Viso d’angelo, la pasticcera di “The Gand Budapest Hotel”, è protagonista di “Lady Bird”, diretta da Greta Gerwig, in quella che potrebbe essere Frances Ha prima di approdare a New York.

La Gerwig è la nuova regina della commedia sofisticata, attrice intensa (l’abbiamo recentemente vista in “Jackie” e “20th Century Women”) e nel suo ultimo film racconta la storia di “Lady Bird”, all’anagrafe Christine, liceale in formazione che vuole lasciare la città dove è nata (Sacramento, dove è cresciuta la Gerwig) per andare a New York. Questo il pretesto per una storia di formazione, ironica retrospettiva su ciò che si è state e sulle proprie radici.

Il film si apre con una frase di Joan Didion “Anybody who talks about California hedonism has never spent a Christmas in Sacramento”, riferimento di sottofondo alla narrazione, di cui si rilegge la stessa frenesia di fuggire per conoscere se stesse di “Verso Betlemme”. Ma ogni fuga per scappare da quello che siamo stati termina con un ritorno alle origini.

“Lady Bird” è un film intelligente e ironico, malinconico e spietato quando racconta gli errori della protagonista, abbagliata da miti illusori, intontita da una giovinezza di provincia e dalla ricerca del rispetto per se stessa (come scriveva la stessa Didion su Vogue nel 1961 “Self-respect”). Tutto ovattato da una fotografia calda, che sottolinea una nostalgia onnipresente, che avvolge di tenerezza una dichiarazione d’amore della Gerwig alle proprie origini. Un piccolo film, che afferma il talento di una regista dal tocco unico, un esordio che segna la nascita di una (spero) grande autrice. Saoirse Ronan perfetta in un ruolo simile a quello di “Brooklyn”, ma ancor più brava Laurie Metcalf. Ad aprile al cinema. 

Il Demente Colombo