Ibrido tedesco-coreano, nonché indie-elettronico (della band fa parte anche Markus Acher dei Notwist), i Lali Puna sono attivi ormai da quasi un ventennio, durante il quale hanno raggiunto un meritato successo soprattutto grazie a Paolo Sorrentino, che ha voluto le loro Scary World Theory e Satur-nine nella colonna sonora de “Le conseguenze dell’amore”.

La formazione con base a Monaco di Baviera torna dopo ben sette anni dall’ultimo “Our Inventions” con questo “Two Windows”. L’intento sembra quello di far riemergere la loro anima più soft e velata, contemporaneamente a una nuova versione dal sapore più marcatamente dance (ecco qui le due finestre del titolo).

L’inizio affidato alla title-track è tosto, quasi duro rispetto a quello a cui la band ci ha abituato in passato: cassa dritta in 4/4 e atmosfera tesa e notturna. Il singolo Deep Dream è invece una perfetta pop song sintetica, come solo loro sanno fare; più retrò la successiva Come Out Your House, che riporta alla mente i Depeche Mode anni Ottanta ridotti all’osso, perfettamente miscelati a ritmiche fra l’industriale ed il Sud del mondo.

Una chitarra post-punk pesantemente filtrata porta docilmente l’ascoltatore nell’underground più buio (ma reso visibile da tante piccole lampadine accese) di The Frame. Wear My Heart è una dolce ninna nanna per il terzo millennio, Bony Fish una lievissima cavalcata in punta di zoccolo, Her Daily Black e Wonderland i brani in cui la ritmica riprende volume e insieme spessore.

Con Birds Flying High si torna sottoterra fra sospiri ed archi destrutturati, per poi pian piano risalire in alto, sempre più in alto, dove appunto volano gli uccelli. Sale anche la velocità con The Bucket, cover tecnologica del brano dei Kings of Leon, mentre Everything Counts On è una filastrocca. La conclusiva Head Up High inizia con il verso: “Siamo stanchi, potremmo dormire tutto il giorno”… Beh, accompagnati dalle melodie dei Lali Puna, bisogna ammettere che l’idea non è neppure male.

Andrea Manenti