low double negative cover

Vi ricordate le cassettine dove incidevamo le nostre compilation tanti anni fa? Bene, prendetene una e mettete le vostre canzoni preferite dei Low, quelle pop e rigorosamente slowcore. A questo punto parcheggiate la vostra auto sotto il sole cocente e sistemate la vostra audiocassetta sul cruscotto. Aspettate qualche giorno e quello che uscirà dal mangianastri sarà all’incirca “Double Negative”, il dodicesimo album dei nostri beniamini di Duluth, Minnesota. Un disco difficile, la colonna sonora di un viaggio tra demonio e santità, tra buio e squarci di luce.

  1. Quorum: l’inizio è la parte più rovinata del nastro, dove sordine malefiche zittiscono le voci.
  2. Dancing and blood: il corpo vorrebbe riprendersi, il cuore pompa sangue accellerato, la voce di Mimi Parker è un’invocazione strozzata che si fa largo tra arterie indurite.
  3. Fly: il plasma si scioglie lentamente, aritmie come preludi a una voce finalmente squillante, la cassetta inizia a scorrere.
  4. Tempest: ritornano i suoni distorti. Tra le fiamme dell’inferno e il cielo, voci strozzate che faticano a ritrovare la luce.
  5. Always up: un organo suona nella cattedrale fumosa e cori si affacciano timorosi. I believe, can’t you see? Raggi luminosi e caldi ci accolgono, tra il frinire di cicale elettroniche.
  6. Always trying to work it out: il supporto magnetico deteriorato non  concede alla voce di Alan Sparhawk di arrivare all’armonia che tanto anela.
  7. The son, the sun: una botola nera è scesa a inibire la risalita verso le alture celesti, i tombini rischiarano le tenebre con fessure metalliche.
  8. Dancing and fire: timorose dell’improvviso silenzio, escono le anime con la paura che il prima ritorni e il dopo si spezzi. Basterà forse alzare la voce?
  9. Poor sucker: gorgoglii di materia circondano le voci che fuggono, annaspando fiduciose.
  10. Rome (always in the dark): e coro sia nella marcia lenta dove la speranza non muore e le difficoltà non possono essere ignorate.
  11. Disarray: fili spinati in cui si sanguina, ma la luce è il pifferaio magico e le ferite saranno presto risanate, forse.

Ascoltate senza giudicare questi Low, che da venticinque anni ci regalano la loro musica, mai uguale e forse mai così lontana.

Massi Marcheselli