Ha bisogno di più ascolti l’ultima fatica del giovane (classe 1990) cantautore canadese Mac DeMarco. Giunto alla quinta pubblicazione discografica in cinque anni, il brutto ma cool (e per questo simpatico) musicista prende una piega decisamente più lo-fi e sembra perdersi tra le sue fantasie da cameretta. Superato questo impatto volutamente di basso profilo, l’album prende però forza fino a rendersi indispensabile compagno di camminate primaverili sotto un sole velato.

L’approccio come detto scarno alle canzoni porta spesso all’utilizzo di soli chitarra acustica e percussioni elettroniche, inframmezzate talvolta da batteria, basso, tastiere e chitarra elettrica rigorosamente pulita, richiamando così i capisaldi dell’alt-rock d’inizio millennio come gli esordi di Adam Green nei Moldy Peaches o le “Babyshambles Sessions” degli ultimissimi Libertines.

Ritmica giocattolo e melodia bella e semplice per l’apripista “My Old Man” lasciano spazio alla più suonata “This Old Dog”, e sembra di essere in un mondo in cui Damon Albarn si sia dato alla sua personale visione del country. L’album prosegue tenendosi sempre su un livello qualitativamente alto: vere e proprie chicche la gioiosa “Baby You’re Out”, il soul anni Ottanta di “For the First Time”, l’ironica e campestre “A Wolf Who Wears Sheeps Clothes” ed il new romantic di “One More Love Song” e “On the Level”. Da brividi il finale pregno di venature psichedeliche della disperata “Moonlight On the River” e della ballata piano-voce “Watching Him Fade Away”.

Andrea Manenti

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