I romani Mamavegas, grazie al loro elettro-pop edonistico, sono davvero un gruppo da Dolce Vita: elegante, professionale e variegato. L’iniziale Mmm è un languido rock elettronico che sembra imitare St. Vincent, ma senza il tocco della chitarrista americana nella costruzione delle melodie e degli arrangiamenti. Il tutto suona vagamente goffo, come una persona zoppa che indossasse un abito da sfilata senza avere l’andatura da passerella.

Against Your Will prosegue con un chill out vagamente funky, da cockatil bar, annacquato come uno spritz in happy hour. Però il ritornello confidenziale e in crescendo è l’oliva che salva la bibita, e al ritorno sulla strofa la ritmica si fa più serrata, una sezione di fiati s’insinua e la traccia prende il volo. After The Fall propone un techno pop che fa di nuovo pensare al relax del dopo lavoro, con un cantato ruffiano e sensuale il giusto, e il ritornello che sviluppa il tono di una traccia da ballare con le labbra a becco d’oca e pavoneggiandosi neo-romantic.

Kitbomb batte sullo stesso tasto della canzone precedente, ma su un ritmo da raggaeton e un basso tondo tondo come in certo Buddah dub. Career High potrebbe ricordare il big beat che flirta con il brit pop, ma dalla sua ha un suono effettato e ricco di eco che le dà davvero personalità, un’orchestrazione notevole e una melodia vocale intrigante. Per non tacere dello stacco marziale nella metà che la rende quasi una mini suite. Samba, a dispetto del titolo, sembra un rockabilly mutante su cui viene innestato un soul bianco.

Self Esteem spiazza con una ballata piano e voce da musical, e un ritornello vagamente in controtempo rispetto alla strofa. La coda orchestrale diventa allora la logica conseguenza delle premesse, e lo charme può davvero far pensare all’Elton John più glam. Fake Stars gioca con un pop rock vagamente funky, con ritmica quasi drum and bass, un sapiente uso degli spazi vuoti e del rallenty, se vogliamo usare una metafora visiva, nonché una coda corale e celestiale quasi gospel. High Tide unisce un cantato da crooner a una base elettronica minimale col giusto shuffle. Le tastiere disegnano arpeggi che fasciano il ritmo come un abito da sera. Ma al ritorno dal primo ritornello il ritmo si imbastardisce con un 4/4 in forma di marcetta che fa andare in vacca il climax; e in effetti, se vogliamo dirla tutta, i Mamavegas hanno sicuramente mestiere nel fare canzonette ma a volte si fanno un po’ troppo prendere la mano da un gusto prog che poco centra con una proposta tutto sommato da intrattenimento come la loro.

Ready For War è quasi teatrale, per l’uso delle percussioni impegnate a dare enfasi a un cantato quasi da operetta, più che a dettare il ritmo, e per una musica in crescendo e in fuga alternata. Una canzone che scivola via come un racconto dalla trama ben congegnata. The Table Of Elements chiude “MMM” con un tappeto ambientale di sfondo, una tastiera che pizzica una melodia appoggiata alle evoluzioni della voce e una chitarra dall’arpeggio etereo. Come spesso in questa raccolta è la premessa per lo sviluppo, lo slancio o il ripiegamento della parte iniziale della canzone, che qui sembra calare di intensità per poi riprendere a crescere ma senza l’esplosione finale che potremmo aspettarci: il tono ambientale su cui è imbastita ritorna e chiude l’opera con modestia.

Se vogliamo tirare le fila delle 11 tracce qui comprese, possiamo certamente dire che i suoni e gli arrangiamenti sono davvero professionali, e le parti vocali eleganti ed empatiche, ma la poetica da edonismo tardo anni 80 a me fa un po’ sbadigliare; però chi sono io per dirvi cosa fare delle vostre vite e del vostro tempo libero?

Alessandro Scotti