Lesterio Scoppi incontra i Minnie’s, storico gruppo pop/punk/rock milanese dalla carriera ventennale.

1) Con una carriera oramai più che ventennale alle spalle (Wikipedia dice che il vostro primo demo è del 1995 Ciccaboom, anche se io confesso di aver iniziato a seguirvi “solo” dal 2003 con ‘Un Estate Al Freddo’) com’è uscire con un EP oggi? Che effetto vi fa? Cosa è cambiato da allora?

Ci confrontiamo spesso con questa cosa della “longevità”, è normale. In fin dei conti si tratta di riconfermare continuamente una scelta fatta tanto tempo fa’, crescere coi tuoi compagni di gruppo e con il tuo pubblico. Alcuni amici hanno fatto scelte diverse e ti guardano con sospetto, come l’eterno bambino, ma anche quello è un modo per giustificare alcuni sogni infranti. Altri ci seguono ancora e si sono uniti a un pubblico giovane o giovanissimo, del tutto nuovo.
La realtà è che non abbiamo mai smesso di suonare, semplicemente. E abbiamo sempre considerato il nostro approccio alla musica molto seriamente, in divenire, per migliorarci come persone prima che come musicisti.
Di proposito oggi abbiamo scelto dei lavori che ci danno da vivere, come si dice, lavorare per vivere e non vivere per lavorare. Non sempre ci riusciamo ma comprendere il valore di questa scelta relativamente ai Minnie’s permette di capire il valore emotivo di ogni nota che suoniamo, nei nostri dischi e dal vivo.

Stiamo vivendo un momento strepitoso e ci sentiamo molto fortunati per tutto quello che ci è successo rispetto a chi non ha mai avuto la fortuna di vivere esperienze simili. A parte questo, che non è poco, non è cambiato molto nella quotidianità della band: in sala ci si esalta oggi come allora anche per una cazzata e ci si azzuffa per ancora meno. Prima di salire sul palco ci tentennano le gambe ma, una volta su, non vorremmo mai smettere. Così, quando scendiamo ci sentiamo in pace, come dopo una bella chiacchierata di ore con I tuoi amici. Gli stessi a cui pensi per il primo giudizio dopo aver scritto una canzone, anche se quando esce un disco vuoi essere TU il primo a tenerlo tra le mani.

2) Avete voglia di fare un bilancio di questi vent’anni? Momenti gloriosi e momenti no? Avete mai rischiato di perdere la passione per la musica e di seguire la tentazione di smettere? Cosa vi ha fatto andare avanti invece?

I bilanci si fanno alla fine e, per quanto ci riguarda, non è una cosa prossima. Di cazzate ne abbiamo fatte, magari avremmo potuto salire su qualche treno in più, ma tutto quello che abbiamo conquistato è frutto della nostra storia e della nostra musica, ed è bello sapere che rappresenta qualcosa non solo per noi stessi.
6 dischi, centinia di concerti. Decine di migliaia di Km. Qualche errore, qualche rimorso. Tanti sorrisi. C’è chi ha mollato il colpo, come Dani, che ha fondato i Minnie’s con me e Luca e che per anni è stato la mente di dischi come “Un’estate al Freddo” e “L’Esercizio delle distanze”. Ma lui ha smesso di suonare senza mai andarsene veramente dalla band. Perché Dani è uno che non molla mai. Ha lasciato semplicemente che la famiglia si allargasse con l’arrivo di Viole.

Vedi, essere in una band non deve portarti a fare dei bilanci, ma delle scelte. Essere in una band è figo, ci si diverte, si conosce bella gente, si viaggia, si beve gratis; ma soprattutto è un esercizio di emozioni e di relazioni molto importante.
Il termine “condivisione” che ci piace molto, di fatto è molto presente nell’universo Minnie’s, e quindi nelle nostre vite: condividere la saletta, il palco con altre band, una serata con il pubblico che ti ascolta sono la medicina per le giornate storte, per quando suoni male durante le prove. L’obiettivo è condividere naturalmente le emozioni con i tuoi compagni di band e anche qualche sogno. Essere in una band, tutto sommato non è niente male. Mi sa che andiamo avanti.

3) Dopo i fasti di quello che è stato il punk rock revival da metà degli anni ’90 a metà degli anni ’00 oggi possiamo tornare a parlare di una “scena”? Gruppi come FASK, Gazebo Penguins e Fine Before You Come hanno fatto tornare in voga un suono che sembrava essere andato nel dimenticatoio? E’ anche merito vostro che in questi anni non avete mai smesso di portare avanti le vostre passioni?

Noi la scena punk rock degli anni ’90 l’abbiamo vissuta come ascoltatori e come momento di partenza per la band: ci ricordiamo delle fanzine storiche (Abbestia! Trippa Shake, Zips & Chains), degli spazi sociali occupati (Garibaldi, Laboratorio Anarchico, El Paso) dei concerti fatti in quel posto o in quell’altro. Ma riferirsi a quegli anni come un dogma sarebbe sbagliato, anche se ogni tanto fa bene ricordarseli. È stato un bel periodo che per noi non è mai finito davvero: oggi sono cambiati i mezzi e gli spazi, la visibilità sul mondo “Indipendente” è andata e venuta ma un certo spirito nel voler “FARE QUALCOSA DI DIVERSO” è rimasto intatto dai gruppi della vecchia scuola, per noi (Eversor, Arturo, Frammenti, I Fichissimi, Happy Noise) a quelli più giovani a cui ti riferisci o ad altri come RIVIERA, Dags! Labradors, I Giona o Caso.
E così il modo di influenzarci, musicisti e ascoltatori, organizzatori di concerti, santi accompagnatori di band che-dormono-a-casa-tua-anche-se-domani-devi-alzarti-presto. Trovarsi di fronte a una pila di vinili o ai file di un computer: scoprire di stupirsi nel condividere ascolti ed esperienze simili, che messe insieme danno molto di più della semplice somma delle parti. Sono queste esperienze che danno un “suono” a una “scena”.

4) I gruppi citati sopra e tanti altri fanno parte della scuderia To Lose La Track. Quanto si deve anche a loro il ritorno di un certo suono? Quanto è importante per gruppi come voi avere qualcuno che crede nel vostro progetto e vi supporta?

Luca Benni ha una qualità che sarebbe alla base di chi produce dischi ma che paradossalmente molti nel settore musicale non hanno: l’amore disinteressato per la musica. Può sembrare una banalità, ma la discografia ufficiale è cambiata in maniera così negativa che non inseguire follemente il mercato è veramente il primo valore aggiunto. I dischi di TLLT hanno una qualità che solo le etichette migliori posseggono: ti puoi fidare a scatola chiusa. È merito della passione per la musica, ma anche del buon gusto nel saper leggere tra le pieghe di un gruppo le evoluzioni di una scena. E quella indipendente ha il dovere di buttare lo sguardo sempre un po’ più in là. Rispetto a Ortografia che è stata prodotto da TLLT + Neat Is Murder (l’etichetta di Viole dei Minnie’s ndr) e da Fallo Dischi che non ringrazieremo mai abbastanza per il supporto e per la forza che ci ha trasmesso in un momento difficile, per la pubblicazione di “Lettere Scambiate” abbiamo coinvolto anche Kappa (Ammonia Records) che, in quanto ad amore per la musica e competenza, non è da meno a nessuno: con lui ci conosciamo da anni, ci siamo sfiorati tante volte, possiamo dire di aver vissuto assieme molti passaggi importanti di questa città a livello musicale, dagli anni del Jungle a quelli fantastici dell’Ammonia dei De Crew, dei Crummy Stuff o dei Jersey line per dirti le prime tre band di un catalogo vastissimo. Finalmente ci siamo ritrovati ed è una bella conquista pensare di affrontare insieme questa nuova avventura dei Minnie’s.

5) Nei confronti dei gruppi di cui sopra quello che vi differenzia è una certa malinconia speranzosa delle vostre canzoni che risultano molto meno cupe, meno tragiche, rispetto a quello che è l’immaginario classico del punk-rock/hardcore melodico/post-rock.

Mi piace molto la definizione “melanconia speranzosa!” Hai ragione, in “Lettere Scambiate” c’è una piccola speranza e anche Fabio Valesini nella grafica del disco sembra averla voluta raccontare: il fenicottero rosa sulla cover rappresenta il simbolo di qualcosa di bello e difficile da trovare, quindi molto prezioso.
È importante accorgersi del bello di questa vita, e forse anche la malinconia non è altro che un modo per ricordare qualcosa del tuo passato e riviverlo in funzione del tuo futuro. Poi i nostri testi ci dicono spesso che si prestano a diverse interpretazioni che spesso non coincidono con la nostra, per cui quello che rimane è il gusto di ascoltarli e farli propri.

6) Milano è sempre stata importantissima per voi, lo si capisce dai testi. Anche se all’esterno Milano dà un’immagine molto Hipster/patinata/salone del mobile/settimana della moda, voi siete qui a testimoniarci che non è solo questo. Come vi rapportate con la città, quali sono i “vostri” luoghi?

Posso legarmi alla risposta precedente: nel centro storico di Milano esiste una Palazzo antico con un giardino stupendo, un giardino segreto. Bene, devi sapere che all’interno di questa isola di storia e bellezza ci sono dei fenicotteri rosa, in carne ed ossa. È una di quelle leggende metropolitane che si confondono tra verità e fantasia, un segreto da custodire per gli amanti della Milano più autentica. Come diciamo noi, l’eleganza discreta di Milano. Tornando ai nostri fenicotteri, se passi davanti al cancello che delimita il giardino, fai quasi fatica a vederli. Devi sbirciare tra il cancello e la siepe e devi sperare che i fenicotteri decidano di passarti davanti proprio in quell momento, altrimenti è solo un giardino. Ci piaceva raccontare simbolicamente quella parte nascosta di Milano che è bella, dolce, sensuale e molto spesso inaspettata. Siamo cresciuti qui e possiamo dire di aver attraversato un ventennio significativo per questa città, quello che idealmente segnava la fine di Tangentopoli e l’inizio del Berlusconismo, ma anche quello del Movimento in cui siamo cresciuti musicalmente e politicamente, dalla Milano da Bere, alla Centrale da skeitare. È normale che questo permei tra le righe dei nostri testi la sua severità ma anche quel lato da padre permissivo.


7) Vi sentiti accolti o traditi dalla vostra città e più in generale dalla vostra nazione in quanto musicisti? Ricevete supporto dal pubblico? Ci sono locali che vi ospitano a suonare?

Sentirsi accolti o traditi non è forse il modo migliore per rapportarsi alla città che paragoniamo come un padre: proprio come un padre Milano ci ha cresciuti, ma ad un certo punto siamo noi, come figli, a doverci preoccuparci di lui o dei lei 😉 prendendo le redini della situazione. Quindi poche palle: se Milano è così, se la scena politica o musicale è questa, nel bene e nel male anche colpa (o merito) nostro.
Abbiamo occupato spazi (Deposito Bulk prima e Malamanera più avanti, solo per citarne due) e abbiamo organizzato concerti, tanti concerti ovunque ci trovassimo un senso per noi e per altre band. Mi ricordo ancora il sogno di suonare di fronte a band con cui non avremmo mai immaginato di suonare un giorno, dai Lemonheads ai Get Up Kids, dai Lag Wagon agli Shelter nel cortile del Bulk!
Adesso le cose sono un po’ cambiate per noi. Ci siamo concentrate di più su noi stessi. Vediamo e speriamo che si occupino ancora spazi sociali autogestiti e che anche ragazzi svegli e con la voglia di sbattersi riescano ad aprire locali che prevedano la musica live. In fondo dobbiamo salvaguardare e lottare anche per proteggere la musica suonata, perché sia sempre forte, al di là delle mode!

8) Avete intenzione di fare un album a “breve” (nel caso io lo pre-ordino)

Quello in uscita, “Lettere Scambiate” per noi è un album in tutto e per tutto, nel senso che in quasi mezz’ora di musica racchiude un sacco di musica!
Per registrarlo ci siamo presi tutto il tempo necessario e per questo dobbiamo moltissimo ad Antonio “Cooper” Copertino che è stato in grado di sintetizzare in maniera fantastica il suono dei Minnie’s ad oggi. Abbiamo ancora nel cassetto molti pezzi e anche qualche idea nuova che ci piacerebbe sperimentare più in là. Ale (il batterista dei Minnie’s ndr) è già lavoro per questo. Ma prima ci aspettano una serie di concerti in cui porteremo pezzi nuovi e vecchi con un concerto che vuole raccontare vecchi e nuovi Minnie’s.
Nelle prossime settimane saremo a Forlì, Perugia, Novara, Torino, Vigevano e poi Palermo, Rimini e in Puglia. Stiamo pensando anche di tornare in Sardegna per riabbracciare i ragazzi di Cagliari e di Olbia (ascoltati gli Amesua tu che stai leggendo queste righe)… C’è un sacco di musica da suonare all’orizzonte e, come diceva un nostro amico, quando ti sei fatto le spalle larghe per portare uno zaino grosso, liberati dello zaino.

“E ora? Vorrei scordarmi di me, per andare via, lontano.”