Trent’anni di onorata carriera alle spalle e non sentirli. I Mudhoney, band seminale della scena di Seattle dall’ormai lontano 1988, tornano più in forma che mai con “Digital Garbage”, undicesimo album di un’avventura iniziata con quel “Superfuzz Bigmuff” che, grazie a brani entrati ormai nella leggenda come Touch Me I’m Sick o Sweet Young Thing Ain’t Sweet No More, è ritenuto da tutti uno dei capolavori non solo dell’epopea grunge, ma del rock’n’roll tutto.

Temi politici, concept religioso, chitarre sferraglianti e sessione ritmica micidiale fanno del ritorno sulle scene dei Mudhoney una graditissima riconferma del loro status di band culto. Status che purtroppo o per fortuna non ha mai saputo evolversi in quello che sarebbe stato un meritatissimo successo di massa, come è stato per altri colleghi divenuti ormai vere e proprie icone (basti citare il caso di Kurt Cobain e dei suoi Nirvana).

“Digital Garbage” inizia con il blues sordido e paludoso di scuola stoogesiana di Nerve Attack, prosegue con il punk declamatorio di Paranoid Core, si esalta con l’hard rock velocizzato e sporcato di Please Mr. Gun, grunge puro, non per nulla il brano più simile ai Mudhoney storici di fine anni Ottanta inizio Novanta.

Il singolo Kill Yoursel Live si riallaccia al periodo di quel gioiellino un po’ troppo sottovalutato che fu “Tomorrow Hit Today” del 1998. Pop psichedelico impreziosito dall’utilizzo dell’organo nella lunga intro così come nel ritornello, qui il leader Mark Arm si scaglia contro l’utilizzo esasperato dei social network immaginandosi Cristo morire in diretta per avere più like possibili: assolutamente da guardare il bellissimo e provocatorio videoclip (qui sotto).

Già dal titolo, Night and Fog, con il suo suono cupo e il ritmo ossessivo e ripetitivo, si rivela il pezzo più dark dell’album; al contrario 21st Century Pharisees è rock’n’roll folle, schizzato e arrabbiato, con la voce di Arm che gigioneggia, adorabile e a tratti simile a quella del collega Jello Biafra. Hey Neanderfuck è una summa di fuzz, riff spaccaossa e solo marcio, Prosperity Gospel un carro armato pronto a investirti a velocità mortale, così da spedirti dritto dritto nel paradiso mistico del solo finale. Messiah’s Lame è un’ariosa preghiera pagana, Next Mass Extinction uno straordinario mix fra un’armonica lamentosa e maestosità sabbathiane. “Digital Garbage” si conclude con Oh Yeah e il suo fantasma della Detroit fine anni Sessanta, che spinge l’ascoltatore a rischiacciare subito il tasto play.

Andrea Manenti