Ci stiamo pensando da tanto tempo, unire i racconti alla musica…Eccovi finalmente il primo appuntamento di Musica Aumentata una rubrica speciale che partendo da una canzone distende su queste pagine un raccontino. Nulla di pretenzioso s’intende. Ci piacerebbe vedervi con i piedi a penzoloni su di un qualche muretto e osservarvi di sotterco mentre muove le dita per scorrere questa paginetta. Tutto qui. Il primo appuntamento parte da “But I like you” dei Say Sue Me band indie-rock Sud Coreana con il cuore allo shoe-gaze degli anni 90. Un revival non certo nuovo ai fan di Yuck e affini ma assai gradevole alle orecchie. A proposito: la band suonerà il 4 novembre al Circolo Ohibò di Milano e vi consigliamo di non perderveli.

Partite da qui

adesso fate un bel respiro e…

Apri gli occhi. Guardati attorno. Tutta questa gente ammassata, cosa ci fai in mezzo a loro? E dire che la odi, la metro. Odi qualsiasi mezzo di trasporto in realtà: gli autobus antiquati, la metropolitana affollata, il rumore del tram che passa attraverso le cuffie con cui ti anestetizzi dalle chiacchiere banali della gente, i taxi che si fermano sempre davanti agli altri e MAI di fronte a te che ti sbracci. Meglio camminare, ma oggi avevi fretta e questo è il risultato.

All’avvicinarsi della fermata inizi una lunga e penosa manovra di avvicinamento all’uscita. Sgomitando fra automi con lo sguardo fisso sul cellulare, giovani dalla voce troppo alta ed insopportabili personaggi tanto gentili che ti ostacolano cercando di facilitarti il passaggio, riesci ad arrivare alle porte, e appena la tua via di fuga si spalanca ti incunei fra una massa disordinata di idioti che pretendono di salire senza far prima scendere gli altri. Esci, ti allontani a fatica, e proprio in quel momento una spallata ben assestata ti fa cadere la borsa. Ed è troppo, più di quanto tu sia abituata a sopportare, ma quando si offrono di aiutarti a raccogliere le tue cose sparpagliate a terra, sfoggi un sorriso cordiale. «Non è niente, cose che capitano», ecco quel che ti esce dalla bocca.

Cammini per i corridoi, passando vicino ad extracomunitari che vendono ciarpame in bancarelle improvvisate e ad altri che chiedono l’elemosina, vorresti gridare AIUTIAMOLI A CASA LORO, così, giusto per vedere l’effetto che fa, ma prosegui. Sali veloce i gradini, arrivi all’aperto e la coltre di smog per un attimo ti mozza il respiro. Il maledetto traffico della città, aggiungilo alla lista delle cose che odi, assieme alle insegne luminose dei negozi, gli artisti di strada, i fast food, il kebab, i marciapiedi zozzi, le persone che parlano negli auricolari, DIO PERCHE’ TI STAI FACENDO QUESTO?

Brava, non chiedertelo. Ignora la difficoltà a respirare, il sudore che cola. Entra nel parco, cammina veloce verso la collinetta laggiù in fondo, attraversa il prato senza pensare a tutti quelli che hanno fatto cagare lì i loro cani senza raccoglierne i bisogni, ai ragazzi strafatti che hanno abbandonato i mozziconi delle loro maledette canne, alla voglia che hai di urlare INCIVILI DEL CAZZO QUESTO POSTO È DI TUTTI!

La lista delle cose che odi, ci vorrebbero anni a compilarla. Faresti prima con le cose che apprezzi: i vecchi film, le camminate, i bambini. Quando non piangono o strillano, s’intende.

Oh già, e quell’altra cosa. Quella per cui oggi sei così sorridente.
Brava, corrigli incontro rischiando di inciampare a causa delle scarpe col tacco che non sopporti. Goditi lo spettacolo di quella sua orribile camicia a fiori, delle zanzare che vi attorniano, riempiti le orecchie della musica di merda che ascoltano i due ragazzini poco più in là.
E poi dimentica tutto per un lungo, indimenticabile attimo.

racconto di Stefano Ficagna