Inizia piano piano, morbido morbido. Inizia che sembra un tappeto musicale per un aperitivo. “Come down Come down Come down Come down”. Un invito a rilassarti. A lasciar andare almeno per un po’ i problemi che sembrano così grandi e che invece, quando prendi le dovute distanze, appaiono per quello che sono: problemi circoscritti e neanche poi tanto importanti per la tua vita.

Sto parlando del nuovo album dei Parcels. E indovina come si chiama? Parcels. Così, per botta di fantasia.

È un bel disco per animi leggeri, con un groove simpatichello e scanzonato. Sì, simpatichello. È il termine adatto, perché rende bene l’idea di questa musica allegra e vagamente cool che non ti fa pensare a nulla che non sia una rilassante bevuta tra amici in un locale caldo e accogliente.

Tra l’altro è un disco che se ne scende fluido, nel senso che a volte non ti accorgi del passaggio da una traccia all’altra, perché quella successiva sembra solo una logica evoluzione musicale di quella precedente.

Però ad una traccia facci caso: Everyroad, un pezzo da oltre 8 minuti che andrebbe bene anche come sigla per i titoli di testa di un nuovo e patinatissimo Miami Vice, se non fosse che verso il minuto 6 si tramuta in una leggera e delicata ninna nanna in cui cullarti ovunque tu sia, per poi ripartire all’improvviso con un sintetizzatore bello arrogante.

Questa singola traccia esprime bene il mood dell’album intero: musica cool che compie evoluzioni e trasformazioni senza stridere mai. Un disco che passa dalla dolcezza di Yourfault alla carica da dancefloor di Closetowhy, rimanendo comunque coerente con sé stesso.

Parcels è veramente un disco da bella vita. Non nel senso di belle donne e soldoni, ma proprio di bellezza della vita. È un disco che fa compagnia. Usatelo.

Marco Improta