È il 4 luglio, il giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America, e il Carroponte di Sesto San Giovanni, da ormai posto fisso estivo per tutti gli appassionati di musica lombardi e non solo, regala una serata all’insegna dell’hardcore punk più anti-USA suonato da americani.

In verità la serata è aperta dagli storici Raw Power, italianissimi, ma sempre più apprezzati oltre confine che da noi. Il loro show me lo perdo causa un’amicizia nata al momento con un ragazzotto messicano ma con passati californiani ed un presente svizzero con il quale io e i miei amici ci mangiamo una pizza accompagnata da qualche birretta appena prima dell’entrata. In ogni caso il gruppo emiliano che ho avuto più volte la fortuna di vedere mi dicono sia stato come al solito una bomba.

Stanno per iniziare gli Iron Reagan e, ormai rifocillati, decidiamo di andare in massa a farci investire dai decibel sparati a mille dalla band di Richmond capitanata da Tony Foresta, voce anche dei seminali Municipal Waste. Brani veloci e potenti fra il metal, l’hardcore e il punk fanno la gioia del pubblico. Il messaggio politico anti amministrazione trumpiana è forte ed arriva a tutti.

Un breve cambio palco e lo stage diventa la casa degli A Wilhelm Scream, i quali regalano una quarantina di minuti suonati coi controfiocchi fra velocità hardcore, un ottimo gusto della melodia e riff rubati al metal più tecnico. Una festa dove a farla da padrone è il sorriso contagioso del leader Nuno Pereira. Sentir brani come Famous Friends and Fashion Drunks o I Wipe My Ass with Showbiz porterebbe poi a muoversi anche un vecchietto con i muscoli atrofizzati: promossi a pieni voti.

Sono le 21.40 ed ecco il momento che tutti aspettavano. Sul palco si materializza infatti la prima delle due band headliner della serata: i Sick of It All, paladini dell’hardcore newyorkese. I nostri sono abituati al calore del pubblico italiano e si fanno vivi nel bel paese con un’alta frequenza; nonostante ciò i numerosi fan mostrano ancora di amarli come se fosse la prima volta e così i fratelli Koller non si risparmiano nemmeno stavolta. Quarantacinque minuti per sentire la storia, da Injustice System a Take the Night Off, da Us vs. Them a Sanctuary. Come sempre il finale è affidato alla doppietta Scratch the Surface / Step Down introdotta dallo scontro fragoroso dei due muri umani creati nel pit dai comandi di Mr. Lou Koller. Una certezza.

L’ultima band in scaletta sono i Pennywise e stasera Jim Lindbergh, Fletcher Dragge, Randy Bradbury e Byron McKackin sembra vogliano farsi perdonare qualche comparsata non proprio ad altissimi livelli che hanno avuto qui in Italia negli ultimi anni. Stasera invece lo show gira a palla: ottimi suoni, canzoni suonate impeccabilmente, una scaletta a dir poco esaltante (con l’unica piccola pecca di pescare un solo brano dall’ultimo ottimo lavoro “Never Gonna Die”) ed un pubblico in vena di partecipare e di contribuire alla grande festa. I californiani fanno un ottimo lavoro e lo sanno, entrando così in piena sintonia con il pubblico. Memorabile poi il commento di Jim a metà concerto: “Oggi è il 4 di luglio e da noi è festa e…e chi se ne frega del 4 di luglio!”.

Questa la scaletta: Fight Till You Die / Can’t Believe It / Peaceful Day / Straight Ahead / My Own Country / Living for Today / The World / Blitzkrieg Bop (Ramones cover) / Do What You Want (Bad Religion cover) / Pennywise / Same Old Story / Live While You Can / Society / Fuck Authority / Stand By Me (Ben E. King cover) / Bro Hymn

Pennywise live report Carroponte a cura di Andrea Manenti