L’umanesimo che caratterizzò il rinascimento italiano, la carnalità di cui è permeata la religione cattolica, i paesaggi rigogliosi, il cibo raffinato e la sensualità mediterranea sono le caratteristiche che vanno a formare il concetto di Bellezza Italiana, universalmente riconosciuto nel mondo. Questa bellezza è stata poi sublimata, resa commercializzabile e quindi iconizzata da film come “Vacanze Romane”, “Sapore di Mare” o “Rimini Rimini”, da cantanti come Mina, Domenico Modugno e Lucio Battisti. Da Elio Fiorucci, la Vespa, Sammontana, Gianni Versace e la Fiat 500. E chi più ne ha più ne metta. L’edonismo consumista della fine del ‘900 unito alla perfezione formale dei preraffaelliti non può che generare ammirazione e incanto.

Da questo romantico sortilegio sono stati stregati nel corso degli anni personaggi come Sting, George Clooney e Erlend Oye. Gli ultimi, ma solo in ordine cronologico, sono i Phoenix, la indie-rock band proveniente da Versailles. Nati a metà degli anni ‘90 in seguito alla New-Wave francesce inaugurata da personaggi come Air e Daft Punk, iniziano a registrare album solo a partire dal 2000. Nel 2009 escono con “Wolfgang Amadeus Phoenix”, disco di svolta che permette alla band di raggiungere importanti riconoscimenti anche fuori dall’Europa.

“Ti Amo” è la loro ultima fatica. Dieci canzoni spensierate e di facile ascolto, ricche di synth e avventure estive. Il ritorno in voga di un certo suono anni ’80 si sposa perfettamente con la fascinazione per l’immaginario italiano di cui sopra. Il risultato è un LP ricco di frivolezza emotiva, torrida malinconia e voglia di limonare all’ombra del solleone. Trent’anni fa canzoni come Ti Amo, J Boy o Goodbye Soleil sarebbero diventate degli immortali tormentoni vacanzieri, oggi possono al massimo fare da colonna sonora all’agosto di qualche hipster barbuto accompagnato da relativa ragazza occhiali e frangetta.

Trent’anni fa avevamo i Righeira oggi ci becchiamo i Phoenix. Corsi e ricorsi storici. Trent’anni fa questo suono era commerciale, oggi invece è vintage e a la page. Nulla da dire, per carità, cambiano i tempi e cambiano anche le prospettive. Solo le mucche non cambiano idea. Ma se sputate sui Thegiornalisti, vi prego di non esaltare i Phoenix, che tanto paiono i cugini internazionali della band di Tommaso Paradiso. Solo prodotti un po’ meglio.

Lesterio Scoppi