Non ha prezzo sgattaiolare prematuramente dall'ufficio per farsi sbaciucchiare dal primo sole estivo e direzionarsi verso l'adolescenza che avresti voluto vivere. Son stati 10 anni di merda a separarmi dal noise lo-fi dei Pavementi, di mezzo un oceano profondissimo e una profonda avversione per quella meraviglia tortuosa di Wowee Zowee. Ci ho messo 10 anni, comunque, ma stasera sono qui. Se ci fosse stata la fascetta di Malkmus & Co (stile Liggabbue) me la sarei di certo comprata e legata in fronte lasciando fuori le orecchie come un bimbo cretino esterefatto dal rumore che diventa meraviglia. Tant'è, meglio tardi... E ora copio e incollo il report di Vito, che m'ha detto fai quel che vuoi. Tant'è. Tum
Basta guardarli mentre salgono sul palco per capire che nei Pavement è tutto cambiato ed è tutto rimasto come prima: è passato un decennio ma la band californiana non soccombe alle trasformazioni fisiche degli anni che passano, è sufficiente guardare le loro movenze, la loro look per capire sin da subito che sarò il concerto del´anno. Un palchetto agghindato per l´occasione come una rovinosa scenografia da ballo liceale di fine anni 80, ghirlande di lampadine a fluorescenza, abbigliamento da college (è sopratutto il buon Malkmuss a sfoggiare una t-shirt sportiva) mentre il resto della ciurma come ha ancora dipinto in faccia quello strano motto espressivo da "nerd power". Come avevano promesso i comunicati stampa la formazione è quella originale, con il grande e barbuto West ai ´fornelli´, supportato dalla demenza e dalla seconda batteria e synth di Bob Nastanovich urlante e ´cazzone´ come non se gli anni per lui non fossero mai passati. Che musicisti questi Pavement, inventori di uno stile nuovo, fatto su misura per scrivere un pezzo di "Storia della Musica" e in una reunion come questa non ha smesso di emozionarci. Il loro è l´Indie Rock, un suono che ancora oggi non ha smesso di influenzare i nostri ascolti; è sicuro che dopo questa sera continueranno a farlo. Ne hanno fatta di strada i ragazzi, un discreto successo senza sbancare mai il mainstream, proprio quando le cose sembravano girare, "poof"...ognuno per la propria strada ed eccoci qui, giovanissimi e non, venuti ad adorarli da ogni parte d´Italia. Per un certo verso anche la set-list è stata lasciata ancora decidere al grande pubblico dei Pavement: la band non ha tralasciato i successi dell´ultimo greatest hits (Quarantine The Past: Greatest Hits 1989-1999) dove appunto le canzoni sono state dai fans: così hanno sparato per due ore d fila le migliori cartucce dei loro successi, cercando di coprire tutta la discografia, preparando ogni singolo dettaglio sonoro, equilibrando l´elemento più punk del loro rock sghembo, con una cura davvero precisa. Reggono il gioco le due colonne del gruppo, Malkmuss e Scott ´Spiral Stairs´ Kannberg: nulla è lasciato al caso, nemmeno la seriosa coppola indossata da Scott, e un live come questo è solo sinonimo di genialità, le loro melodie convenzionali ad un pop rock tipicamente a stelle strisce viene agghindato con un equilibrismo percettivo, gli scambi, i passaggi tra i front-men sono sensazionali, vige complicità, allegria, coglioneria, in assoluta serietà e sacrilegio. I momenti più raccolti vengono coronati nelle ballads più sghembe, come dicevamo non si risparmiano alcun dettaglio, i suoni sferzanti, le ballate più circoscritte vengono sempre dipinte con assoluta perfezione, raggiungendo l´abilità di veri perfezionisti. Non mancano le gag in questa data di Bologna: un´iniziale ciondolamento di chitarra da parte di Stephen nella fase iniziale del live, Scott che raggiunge i subwoofer per sedersi sopra togliendo scarpe e omaggiando il pubblico delle prime file dei suoi calzini, e un finale ammucchiato, dove la band si aggroviglia sulla batteria salutandoci nel migliore dei modi. Grazie Pavement. Vito Grazie Vito Tum
Vito Sartor & Tum Vecchio
Ultimi commenti
anonimo
07/06/2010 14.01.24
Grazie al cazzo... scherzo... vai tum se il migliore o quasi compagno di concerti... ;-) Vito