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Roky Erickson with Okkervil River - True Love Cast Out All Evil
 



Anno: 2010
Label: Anti

Tracklist:
1. Devotional Number One
2. Ain't Blues Too Sad
3. Goodbye Sweet Dreams
4. Be And Bring Me Home
5. Bring Back The Past
6. Please Judge
7. John Lawman
8. True Love Cast Out All Evil
9. Forever
10. Think Of As One
11. Birds'd Crash
12. God Is Everywhere



   

Discesa verso l'inferno e ritorno. Così si potrebbero riassumere in poche parole i 14 anni di assenza dalle scene di Roky Erickson, 14 lunghissimi anni, tanto che nessuno avrebbe scommesso su un ritorno, pure in gran spolvero, dello storico pioniere della psichedelia lo-fi nonchè leader dei 13th Floor Elevators.
Dopo 14 anni di silenzio e di discesa inesorabile tra droghe, cure psichiatriche e disagiatezza, invece, ecco che questo "True Love Cast Out All Evil" diventa testimonianza che dalle tenebre si può anche riemergere.
Emblematica in tal senso possiamo interpretare la foto di copertina, che ritrae un Erickson dallo sguardo quasi vitreo, lo sguardo di un uomo che ne ha passate tante nella vita ma che si sta lasciando alle spalle definitivamente il periodo buio per rituffarsi con entusiasmo nella luce del presente.
Emblematico è anche il titolo: il vero amore scaccia tutti i mali. Il vero amore, presumibilmente, è soprattutto quello del fratello minore di Roky, Sumner, che dal 2001 è riuscito ad ottenere la totale custodia del fratello dopo anni passati tra medici ed ospedale psichiatrico, per ridargli finalmente l'affetto e le cure di cui necessitava veramente per trovare una via d'uscita. Il miracolo è avvenuto: nel 2005 prima apparizione pubblica dopo 10 anni in un concerto ad Austin, nel 2008 l'incontro decisivo con gli Okkervil River, band di supporto di quel periodo. Una nuova uscita discografica era un passo quasi automatico per la totale ripresa di Roky e Will Sheff, è stato un alleato fondamentale affinchè ciò potesse avvenire. Non solo supporto musicale, supporto morale soprattutto, culminato in questa collaborazione che sa tanto di definitiva rinascita.
Sheff aveva a disposizione ben 60 demo tra cui scegliere le canzoni su cui lavorare e le 12 prescelte, secondo il leader degli Okkervil River, sono "le migliori che Roky abbia mai scritto". Sicuramente sono le più sentite, la storia di un percorso doloroso e difficile, tra desideri idealistici e brutte sconfitte, e solamente a leggere la tracklist si ha un'idea della natura delle canzoni, partendo dalla title track, passando per titoli come "Be and Bring Me Home", "Bring Back the Past" e concludendo con "God is Everywhere". Canzoni di disperata speranza e di lacerante dolore al tempo stesso.
"Electricity hammered me through my head, till nothing at all is backward instead, but it does not die, no one dies again and may he live, blow the wind" canta Roky in "Ain't Blues Too Sad", ed è solo un esempio dei riferimenti vissuti da lui in prima persona, in questo caso le numerose volte cin cui è stato sottoposto ad elettroshock.
L'aspetto meramente musicale, invece, vede Will Sheff e gli Okkervil River accostarsi in modo rispettoso al mondo di Roky Erickson, senza volerlo snaturare ma col solo scopo di essere al servizio delle canzoni con grazia e discrezione. E' grazie alla produzione di Sheff e al contributo musicale della band tutta che non c'è un solo momento che appaia vuoto e falsamente sentimentale.
L'impronta okkerviliana avvolge le canzoni con i tipici ingredienti che tutti ormai conosciamo: luminose chitarre per delicate ballate folk (“Forever” e “Think Of As One”, forse il brano migliore), malinconiche note di pianoforte per canzoni che diventano quasi solenni (la già citata "Ain't Blues Too Sad"), assoli elettrici ("Goodbye Sweet Dreams"), fiati alla Black Sheep Boy a dare tono aulico ("Be and Bring Me Home"), ritmi vivaci ("Bring Back The Past"); tutto questo è presente a dare ancora più profondità ad un disco che senza rischiava, forse, di appesantirsi su un sentiero troppo narrativo.
Non mancano certo la voce roca e carica di emozioni di Erickson che, anzi, in canzoni come "Devotional Number One", apripista lo-fi, e la supplichevole "Please Judge" la fa da padrona, nè mancano echi della produzione passata, ad esempio in una "John Lawman" dal retrogusto hard rock.

Roky Erickson non è di certo l'uomo più felice sulla terra, e percorrendo questi 12 brani lo si riesce a capire, come si riesce a capire che però, finalmente, non è più solo, non è più abbandonato ai suoi demoni: è come se gli Okkervil River lo abbiano preso per mano e guidato su un nuovo percorso di redenzione, fatto si di inesorabili ricordi passati ma soprattutto di nuova consapevolezza. Ed il risultato di questa, se vogliamo, stramba collaborazione è un disco che affascina e non solo per le storie che racconta: piccole gemme di folk rock e pop orchestrale che emozionano di più ad ogni ascolto.
C'è speranza per tutti, Roky Erickson ne è testimone.

Will Sheff intervista Rocky
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Marina Ravizza

 


 
 
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