Sono andato a trovare gli Arancioni Meccanici nel loro quartier generale: I Vitelloni Bar. Tra birre generosamente offerte, chiacchiere sulla musica italiana e strimpellate con la chitarra la serata è volata. Per motivi di spazio riportiamo solamente le note salienti di un incontro che resterà nella mia memoria grazie alla simpatia, intelligenza e alla profonda conoscenza musicale che ho riscontrato in questi 5 musicisti.
Come di consueto per la rubrica Giovani Canaglie la prima domanda è: Cosa fate nella vita? Chi siete? Pelo: Faccio il barista a Seregno (ridente cittadina in provincia di MB ndr) da dove proveniamo più o meno tutti, anche se siamo rimasti solo 2 seregnesi. Il locale dove lavoro si chiama I Vitelloni (luogo in cui abbiamo fatto l’intervista ndr). Passiamo più tempo qui che in sala prove. Nel frattempo come sottofondo musicale parte Caravan of Love. Ale Villa: Faccio un po’ il barista, faccio anche altro ma non è importante. Suono con gli Arancioni Meccanici da sempre, prima come tastierista e ora come chitarrista. Fantastico, sono in un gruppo di cui ero fan, come John Frusciante. Sono fortunatissimo. Massimo: sono di Seregno, suono la chitarra ritmica e mi piace il calcio. Lavoro anche se non vorrei più lavorare ma suonare e basta. Franco: sono il cantante degli Arancioni Meccanici, sto per laurearmi in giurisprudenza, anche io ho fatto il barista ma anche il camerieri l’insegnante di matematica. Andrea: Suono la batteria negli Arancioni e seguo altri progetti musicali. Mi piacerebbe che la formazione potesse allargarsi. Musicalmente parlando non abbiamo un idea fissa e immutabile. Ci potrebbe piacere che persone nuove collaborino con noi.
Leggendo le recensioni del vostro album ho notato che siete stati accostati a CCCP, Diaframma e Litfiba. Vi riconoscete in questo paragone? Pelo: tutti e 5 ascoltiamo più o meno di tutto. È capitato che ci accostassero a questi gruppi per una questione di cantato. Gianfranco ha un modo di cantare che ricorda Fiumani, Pelù e Ferretti. Sono gruppi che adoriamo e quindi ben vengano i paragoni con loro. Però ascoltiamo anche altro. Tutti noi ascoltiamo i Rolling Stone e i Led Zeppelin. Ascoltiamo la musica buona, la musica che fa cagare cerchiamo di non ascoltarla. Andrea: di musica non abbiamo mai litigato effettivamente. Franco: c’è un nucleo comune di ascolti, anche se poi nel tempo ci siamo differenziati. Andrea ha ascoltato Brit Pop per un sacco di tempo. Andrea: e ancora lo ascolto. E anche nel Brit Pop c’è roba buona e roba cattiva. Franco: Io ho ascoltato tanto, cosiddetto, Dark per un bel periodo della mia vita. Gruppi come Bauhaus e Joy Division. Qualcuno è stato segnato da qualcosa in particolare. Massi i Velvet Underground. Villa: io ho ascoltato molta musica da ballare…
Un altro gruppo a cui siete stati accostati sono i Doors. Andrea: Questo fin dall’inizio Pelo: io quando ho saputo questa cosa mi sono messo a piangere dalla commozione. Comunque tornando a bomba sul discorso di prima siamo fortunati perché copriamo tutti i generi musicali con i nostri ascolti. Per esempio: Duke Ellington è il mio musicista preferito. Così come ci piacciono gli Echo and the Bunnyman, sono un punto di riferimento musicale, mi piacerebbe molto fare il loro genere di musica. Andrea: a me piace molto anche la Dance anni ’70. Gli Shick, a mio parere, sono un altro gruppo formidabile, ritengo che la loro importanza nella storia della musica sia pari a quella dei Beatles. Andrea: a volte ci capita di parlare con altri gruppi che ascoltano solo la musica che fanno. Persone che ascoltano solo i Queens of the Stone Age perché la musica che producono con la propria band è stoner.
A proposito di queste diverse influenze presenti nella vostra musica volevo farvi una domanda a proposito della vostra canzone Reggae. Tendenzialmente il Reggae è una musica solare mentre nella vostra canzone di Reggae rimane solo il ritmo. Mi incuriosiva come operazione. Villa: di Reggae non ha quasi nulla quel pezzo. Pelo: ha un anima nera quella canzone. Andrea: abbiamo totalmente trasfigurato il Reggae. Villa: Quello è il Reggae degli arancioni meccanici.
Arancioni Meccanici, Automation for The People, Uomini o Macchine. Mi sembra che la dicotomia tra misticismo e automazione, tra umano e artificiale ritorni spesso nel vostro disco. Franco: è un ossimoro che ci piaceva. Farina del sacco di un nostro amico. È il risultato di un estate passata assieme a questo nostro amico che era diventato Saniasi. L’immagine dei Saniasi è quella di un Hare Krishna anche se sono una setta molto particolare. Nata da un santone indiano che aveva un notevole carisma e per questo pare sia stato ucciso dagli americani. Aveva tirato in mezzo un sacco di gente anche in occidente ed era visto come pericoloso, perché tirava via i figli dalle famiglie, predicava l’amore libero, grandi scopate… Pelo: era stilosissimo, si vestiva da alieno e aveva poteri taumaturgici. Era un illuminato in sostanza. Franco: Ci abbiamo aggiunto poi meccanici perché c’è un discorso di Kubric e Monicelli…
A questo proposito, quanto la vostra musica viene influenzata dal cinema? Pelo: siamo assolutamente cinematografici. Viviamo di quelle sensazioni che ci comunicano i film di Monicelli, subiamo il fascino di questo modo di vivere alla Monicelli come stare in giro fino a tardi, dare fastidio alle donne. Non c’è musica senza cinema. Infatti il mio musicista preferito è Ugo Tognazzi. Andrea: L’immaginario della commedia italiana degli anni 70 di Monicelli eccetera, ci influenza molto. Anche se non vorremmo fermarci solo a questo… Anche la minaccia rossa mi sembrava fatta molto di immagini Villa: Caravan of love è molto cinematografico come testo.
In Automation for the People dici “Troppo potere in mani ignobili crea la follia e uccide la libertà”. Franco:c’è poco da spiegare, è proprio così come ho detto. Il potere quando è concentrato è pericoloso.
L’ironia è un’altra componente fondamentale della vostra musica. Tutti: assolutamente Villa: basta guardarci Franco: anche perché spesso e volentieri suoniamo da imbriachi. Massimo: c’è una forte componente di autoironia. Anche perché troppa serietà disturba anche un po’. Attraverso l’ironia il messaggio si comunica in maniera migliore. Villa: è un ironia seria. Pelo: Il marchese del Grillo diceva: “quando si scherza bisogna essere seri”. Sarebbe bello arrivare con dei messaggi profondi attraverso la musica, e riuscendo anche a far sorridere l’ascoltatore.
La collaborazione con Giulio Favero com’è andata? Pelo: Quando siamo andati a registrare da lui pensavamo di essere a Villa Nellcote, dove registravano i Rolling Stone, con alcool e puttane, mentre lui, essendo una persona seria, ci ha messo subito in riga. Noi siamo arrivato col pallone. Andrea: si perché lo studio di Giulio si chiama Villa del Conte… Pelo: diciamo che lui non era molto per la quale. La prima sera ci siamo presentati con due spagnole ubriache che puzzavano come i morti, ci siamo presentati in sala prove e Giulio ci ha detto che non gli era mai capitato.
Come lo avete conosciuto? Pelo: siamo andati a un concerto del teatro, noi ascoltavamo il disco già in tempi non sospetti quando ancora il Teatro non lo conosceva nessuno, e siccome stavamo approcciando il lavoro di registrazione, ci piacevano molto i Jesus Lizard che influenzano notevolmente il Teatro, volevamo indurirci un attimo a livello di suono. Ottimo produttore. Abbiamo lavorato anche con Livio Magnini dei Bluvertigo che per motivi di comunicazione è emerso poco ma il suo apporto è stato importante tanto quanto quello di Giulio.
La risposta al vostro disco come è stata? Ho visto che a livellodi critica ha ricvuto molti complimenti. Pelo: piace agli addetti ai lavori. Villa: non è immediato e spiazza un po’perché è molto vario. Anche se sono entrambi due punti di forza. Che possono diventare un arma a doppio taglio.
Io credo che nonostante ci siano molte diverse influenze rimane comunque un denominatore comune a tutto l’album. Massimo: bravo, io credo che questo marchio di fabbrica sia il sound. Il rock la fa da padrona. Franco: siamo noi il marchio di fabbrica. Massimo: In questo disco c’è una produzione della madonna ma non si è perso quello che è lo spirito dei chitarroni, che già emergeva molto bene nel nostro primo demo registrato in presa diretta. Inoltre il nostro suono è una bella amalgama, la voce di Gianfranco è molto particolare, il basso di Pelucchi non è mai banale… Andrea: anzi colgo l’occasione per dire che cerchiamo un tastierista… Pelo: Che ascolti tantissimo Niky Hopkins, che ascolti i rolling stones
E le date dal vivo riuscite a trovarle? Massimo: no, fateci suonare. Pelo: no, stiamo suonando poco. Stiamo anche cercando un agenzia di booking seria che ci permetta di suonare tanto in giro.
Progetti futuri? Andrea: c’è una traccia che ci piace molto che è rimasta fuori dall’album e che presto metteremo in download dal nostro sito. Franco: questa è una notizia in esclusiva, hai l’esclusiva. Poi non sappiamo se da qui nascera un mini-cd, o un vinile in edizione limitatissima, vediamo un po’…