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Io Drama - Da Consumarsi Entro La Fine
 



Anno: 2010
Label: Via Audio/Discipline

Tracklist:
1. Fosse Stanotte L’Ultima
2. Musabella
3. Saverio
4. Preghiera Agnostica
5. Dafne In Tangenziale
6. Din Din Delirio
7. Auto Aut Aut
8. Nel Naufragio
9. Quello Che Lasci
10. Sinuosa
11. Gli Ultimi Versacci Di Gregor Samsa


   

Degli Io?Drama non ho mai sentito niente, né ho mai voluto cercare di fare la conoscenza col loro sound sebbene vedessi spesso il loro nome associato a date nel milanese. Sarà che uscivano per Tube Records e l’associazione col punk di Pornoriviste e Skruigners mi veniva automatico tanto da bollare anche loro circamenoquasi nel genere, sarà che il tempo di ascoltare qualcosa di nuovo volontariamente senza inciamparci sopra è sempre meno, sarà come sarà sono preso male come cantava Neffa e blah blah blah…insomma, per un motivo o per l’altro ho deciso di fare ammenda occupandomi di questo loro secondo disco. Per fortuna.
Molti leggeranno questa recensione e penseranno che le lodi sono esagerate (perché il voto è la prima cosa che guardate dai, lo faccio anche io), ma raramente negli ultimi tempi mi è capitato di ascoltare un cd che migliora ad ogni ascolto e, soprattutto, dei testi così incisivi e curati, abbastanza almeno da farmi sbizzarrire in paragoni, a livello di poetica del quotidiano, col vate Giorgio Canali. Sospesi in equilibrio fra acustico ed elettrico, un po’ Afterhours dei primi tempi più concisi e meno sperimentali e un po’ Marta Sui Tubi con più distorsioni, aiutati da un violino che non fa altro che ampliare l’avvolgente spettro emotivo degli 11 brani dell’album, gli Io?Drama sciorinano musica alternando il rock orecchiabile di “Fosse Stanotte L’Ultima” e “Saverio”, semplici ma giammai banali e con ritornelli che ti entrano subito in testa, quello solare e venato di folk di “Musabella” e quello crepuscolare delle delicate e dense di significato “Dafne In Tangenziale” e “Nel Naufragio”. Non disdegnano ogni tanto qualche sfuriata elettrica, dal puro e semplice sfogo come in “Din Din Delirio” al crescendo continuo di “Auto Aut Aut” trascinata da un basso cavernoso tremendamente efficace…senza dimenticare i 10 minuti di “Gli Ultimi Versacci Di Gregor Samsa” in chiusura a portare un po’ di sana sperimentazione prima di lasciare (forse anche per troppo tempo) spazio al violino a portarci con tranquillità alla fine dell’ascolto.
C’è qualche difetto, non sia mai, tanto che “Sinuosa” appare un po’ ripetitiva e piagata da una melodia vocale troppo bassa in alcuni punti per evidenziare le qualità ineccepibili di Fabrizio Pollio, a suo agio sulle note alte con una semplicità quasi impressionante. Le battute a vuoto che potrebbero venirmi in mente vengono però spazzate via da una qualità dei testi assolutamente ottima, che spazia sulla critica sociale e sul malessere di vivere senza dire banalità e che sforna frasi di una poetica che affonda le sue radici, come già detto precedentemente, nella vita di tutti i giorni. A volte intriso da un malinconico nichilismo, come nella delicata “Nel Naufragio” dove fra un ritornello che recita “Fredda solitudine fammi compagnia come non mai” e frasi dal sapore stizzito come “Quello che non so accettare è che piovono dai tetti solo padri di famiglia e non politici corrotti” si slunga un monologo ispirato e senza battute a vuoto, neanche quando Fabrizio recita un classico “La madre degli stronzi è sempre l’ultima a morire”. “Din Din Delirio” è forse la canzone con la critica più diretta, ben delineata dalle frasi telegiornalistiche che in chiusura rimarcano le necessità petrolifere degli USA, “Preghiera Agnostica” non si scaglia banalmente contro la chiesa com’è must soprattutto degli ultimi tempi ma indaga, a dire il vero con pathos minore, sui dubbi sul credere o no, “Dafne In Tangenziale” è un toccante manifesto del desiderio di scappar via che avrà toccato tutti in un momento della vita e che, ci tengo a rimarcarlo, è distante anni luce dalle fughe di trentenni depressi alla Muccino. Ogni testo mostra comunque sorprese e chicche stilistiche (la citazione di Kafka è ovvia già dal titolo dell’ultimo pezzo), e la recitazione ottima sia a livello vocale che di teatralità di Fabrizio, unita ad una coesione perfetta con la musica che li accompagna, non fanno che aumentare il livello globale di questa grandissima sorpresa discografica (almeno per me). Di parole ne ho già dette tante, ora ascoltatevelo come favore a me che ci tengo e a voi stessi se pensate di meritarvi dell’ottima musica.


   
Sito web:
www.iodrama.com
www.myspace.com/iodrama

 
Stefano Ficagna

 


 
 
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