Tracklist: 01. Hot Body Rub 02. Bright Lit Blue Skies 03. L'estat (acc. to the widow's maid) 04. Fright Night (Nevermore) 05. Round and Round 06. Beverly Kills 07. Butt-House Blondies 08. Little Wig 09. Can't Hear My Eyes 10. Reminiscences 11. Menopause Man 12. Revolution's a Lie
Ariel Pink, con "Before Today" è stato osannato da tutti. Il merito di questo successo è soprattutto di coloro che hanno da sempre creduto in lui. In primis gli Animal Collective, che nel 2003 dopo essersi accorti delle sue produzioni casalinghe, attraverso la loro etichetta, la Paw Tracks hanno rieditato il suo album "Doldrum" e successivamente tutti gli altri. Di sicuro l'incontro più importante della sua carriera è stato con il "leggendario lo-fi man": Robert Steven Moore, con cui ha lavorato per parecchi anni nelle sue prime cassette e cd-r. Finchè la 4AD, per quest'album ha deciso di mandarlo a registrare negli studi di Tito Jackson.
Il mito di Jankek, poi quello Daniel Johnston, sembrerebbero questi i due musicisti da cui prende spunto Ariel. Il primo, per la sua riservatezza e le sue innumerevoli "self-released", il secondo per il suo stile lo-fi. Ed invece potrebbe non essere così. In questo album ci si sente tutt'altro, Frank Zappa, Beck ed in alcuni tratti i primi Genesis e gli Abba. Possibile? In alcuni sensi si, perchè questo los angelino è un genio creativo proprio come Frank Zappa e Beck. I Genesis per alcune sonorità che sono in: L'estat (acc. to the widow's maid), sembrano proprio uscite da "Narsury Crime", mentre per gli Abba: "Round and Round" e "Can't Hear My Eyes". La forza dell'album risiede nella sua semplicità, nonostante sia ricco di una miriade di sonorità che spaziano dal funk al pop con richiami al David Bowie più glam. Il disco inizia con sonorità alla Neon Indian, con quell'aurea retro, ma che grazie a lavori di montaggio fatti con i guanti, tastierine acide, suoni spaziali, sax e la sua voce alla Iggy Pop ci riportano in un passato che ricordiamo molto bene. "Bright Lit Blue Skies" ad esempio riporta alla mente i Beach Boys. Quasi tutte le traccie sono dei richiami precisi. Ed è davvero un bel sentire. Il disco è strutturato molto bene, per questo non annoia, anzi è adatto come sottofondo, come se fosse una radio accesa sintonizzata verso quei programmi che ripropongono classici del passato.