C'è un tono d'intimità, stasera. Il palco è piccolo, la gente non molta. Eppure, quando i Blood Red Shoes arrivano e si posizionano sulle assi di legno, cambia tutto. Dire che il pubblico è entusiasta sarebbe riduttivo. Laura-Mary Carter, dimagrita e dai capelli schiariti, procede dritta e sicura, concedendo sorrisi mesti e occhiate oblique. Steven Ansell, al contrario, mostra d'essere polifunzionale e magnetico; un vortice che canta, suona, intrattiene, ringrazia, si scusa di non conoscere l'italiano e che fa il tutto decisamente bene.
Pezzi tratti dall'album di debutto "Box Of Secrets" e da "Fire Like This", pubblicato a febbraio di quest'anno, sono miscelati e proposti senza incertezze. La gente canta, ondeggia, esibisce cartelli. Reazioni più che positive per il duo britannico, noto al pubblico da appena tre anni.
I momenti più apprezzati ed apprezzabili coincidono con prime glorie come "I wish I was someone better", "This is not for you" e "You bring me down". Tuttavia, anche pezzi recenti si prestano ad un'ottima interpretazione, ad esempio "Don't ask", che incita, trascinante e scandita, a smettere di recriminare il passato, di domandarsi il perchè dei fallimenti. "Colours fade", già di per sè uno dei vertici del disco, viene inconsapevolmente ad assumere un surplus di valore, mentre lieve s'alza un filo di vento nel caldo impossibile, che tuttavia non sembra intaccare Steven, sempre più biondo e sempre più versatile. Arriva poi "Count me out", dal refrain che promette di diventare uno dei loro prossimi pezzi favoriti. Esplode anche il primo singolo estratto, "Light it up", gonfio delle sue splendidamente distorte parti di chitarra.
Quarantacinque minuti volano nell'afa bolognese. La band abbassa la testa, afferra un rum e cola, scivola giù dal palco.
Nessun bis, ma tanti grazie.
- Come vi è sembrata questa trasferta bolognese?
Ottima, è stato davvero un bel spettacolo, forse uno dei migliori, siamo soddisfatti.
- State promuovendo il vostro secondo album. Che differenze avete riscontrato tra "Box Of Secrets" e "Fire Like This"?
Nel primo abbiamo messo tutto quel che avevamo, è stato più ingenuo, naive, forse pop. Il secondo è più dark e pesante, più affine alla nostra idea di sound.
- Sembrerebbe più arrabbiato.
In un certo modo sì. I testi di "Box OF Secrets" erano più diretti e ruvidi, ora l'arrabbiatura sta nella musica, nel sound corposo, nelle chitarre. Abbiamo imparato molto in tutto questo tempo e perciò crediamo che il nostro ultimo lavoro sia migliore.
- C'è qualche artista che vi ha ispirato durante la fase creativa?
(Laura-Mary) Non ce n'è uno in particolare. Forse ho ascoltato soprattutto Queens Of The Stone Age, Muse. Senza dubbio Sonic Youth. Un paio di band inglesi. Ma in linea di massima gruppi statunitensi.
(Steve) Lei ascolta un sacco di musica francese degli anni '50.
- Ascoltate generi differenti?
(Laura-Mary) Abbiamo soprattutto gli stessi gusti, calcola il 90%.
(Steve) Sì, il 90%. Io ascolto più elettronica, lei più noise e cose anni '50. Però alla fine ascoltiamo insieme Blonde Redhead, Nirvana, Smashing Pumpkins ed un sacco di PJ Harvey
- A proposito di quest'ultima, c'è qualche musicista femminile alla quale ti senti particolarmente vicino?
(Laura) Non credo di avere uno stile particolare mentre suono. Sono autodidatta. Guardavo tutte le chitarriste e non sapevo chi scegliere, quindi ho deciso di non assomigliare a nessuno. Tuttavia apprezzo moltissimo PJ Harvey, credo sia fantastica.
- "Say something, say anything": qual è la storia dietro questo brano?
Riguarda il perdere qualcuno. Steve la scrisse quando suo padre morì. Era una cosa sua. Col tempo però è diventata anche mia, ora è una delle nostre preferite.
- E tu, "how long can you miss someone"?
Per sempre (ride, per la prima ed unica volta, ndr).
- Quali sono i vostri progetti per i mesi futuri?
Siamo in tour fino a Natale, domani ad esempio siamo in Svizzera. Torneremo in Italia, a Milano, a novembre.
- Ora che siete conosciuti e girovaghi, è ancora noioso starsene sul mare?
(Laura-Mary) Io ora vivo a Londra, Steve sta ancora lì. Brighton non è mai stata noiosa, in realtà. Eravamo solo molto annoiati in quel momento.