Rex Orange County ha vent’anni, ma al tempo di “Apricot Princess”, il suo secondo album (uscito nell’aprile del 2017 e oggi pubblicato in versione vinile), ne aveva a malapena diciannove: e si sentono tutti nella sua musica. Forse il modo più facile per definirlo è usando le sue stesse parole: in 4 Seasons ci rivela di essere “a walking emotion”, goffo e impacciato come tutti a diciannove anni. Mentre i testi lasciano trasparire la sua giovane età, raccontando di fallimenti e successi amorosi, di pranzi in famiglia dimenticabili, le basi dimostrano la maturità di chi di musica ne sa fin troppo. Mischiando abilmente jazz, pop, hip-hop, soul, e accenni di R&B, “Apricot Princess” è una sfavillante cornucopia di generi musicali.

L’album inizia con un’intro orchestrale imponente e ostentosa, punteggiata dal boato di un gong, che poi va ad alleggerirsi con l’ingresso della voce di Alexander O’ Connor, il nome di Rex Orange County, che, dolce ed energetica, trasforma lo spirito della traccia. Il cambio repentino a metà canzone, marcato da un battito di mani e dall’arrivo del pianoforte, porta improvvisamente la traccia su una corrente jazz, mentre Rex ci canta di tutto l’amore che ha: I wanna show / show her the world. Strano che ancora non sia stato creato un musical basato su quest’album, che si presta così apertamente al genere.

Con la seconda traccia, lo spirito allegro e giovanile dell’album continua e cresce: per la prima metà la batteria prende il centro del palcoscenico, inizialmente accompagnata da un piano, ma poi si trasforma in chitarre distorte e linee di basso prepotenti. Rex canta di nuovi inizi, rinascite e di nuove paure: No I’m not sure if I’m into you / The last time that you checked I was probably so sad and confused. La canzone non ha un ritornello: quasi come fosse un flusso di coscienza, dopo poco si sviluppa in un parlato, in cui Rex racconta di una ragazza che è appena entrata, per caso, nella sua vita, e da cui non ne è ancora uscita: I made a friend and she spent the night / now I’m in love and she remains in my life. Qualche strofa dopo la canzone si spezza, rallenta, e la seconda parte espone le paranoie e i timori che diventano parte della quotidianità con ogni nuovo amore. Ma è tutto ipotetico: so far everything’s good.

Segue poi Sycamore Girl, su cui la ragazza di Rex, Thea, ispirazione per la maggior parte delle canzoni dell’album (nonché artista a sua volta, avendo di recente rilasciato il suo singolo di debutto Grandfather Clock), fa un cammeo vocale. La canzone segue il tempo più calmo della seconda parte di Television / So Far So Good. Mischiando jazz, soul e la semplicità testuale caratteristica dell’intero album, racconta di un amore appena sbocciato, forse troppo in fretta, ma delicato, passionale e sincero: And there’s not a day that I won’t be yours / And I’m glad I’m not alone anymore.

Forse un po’ troppo sdolcinate, le canzoni di “Apricot Princess” sono un inno all’amore, alla gioventù e all’insicurezza – cliché testuali che incontrano innovazione e originalità musicale. L’album ha molti pro e pochi contro: dopo quaranta minuti di zucchero, il sapore in bocca inizia a inasprirsi, ma le basi fanno sì che non si riesca mai a interrompere l’ascolto. Ogni traccia è una scoperta.

Marta Meazza