Quattro anni di attesa per il successore di quel piccolo gioiello che fu “Hawaii”, ed ecco finalmente la nuova fatica della band canadese capitanata dal cantante-chitarrista Ben Worcester. Venuto a meno quel grazioso grezzume di scuola Weezer che aveva sfornato il magnifico singolo “I Love You”, nel nuovo album i Said the Whale danno una loro particolare versione del mondo pop.

I suoni digitali alla Beach House e un motivo che potrebbe benissimo essere uscito dalla testolina di Alex Turner degli Arctic Monkeys sono gli ingredienti della bomba iniziale Step into the Darkness, mentre More Than Ever si regge su atmosfere da ballo decadente delle cinque del mattino e porta alla mente un altro artista purtroppo poco conosciuto del continente nord americano: Dent May. Accordi pieni di chitarra acustica che lasciano spazio ai bassi dal suono spaziale del ritornello ultra pop caratterizzano la successiva Heaven. I Will Follow You è invece puro bubblegum anni Sessanta. Realize Real Eyes sono giochi di parole su melodia beatlesiana vagamente psichedelica, con Confidence sembra di essere trasportati a danzare su una spiaggia di cuscini morbidissimi rosa, Miscarriage è un’epica cavalcata inframezzata da pura quiete, nonché una gran suite elettronica. Grazie a Beautiful Morning si allargano ancora di più gli orizzonti esplorati tramite l’ingresso di fiati jazzati, Emily Rose è folk moderno tutto da cantare, Lilac and Willow forse il momento più rock che rimanda maggiormente al vecchio album, una perfetta chiusura.

Andrea Manenti