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(di Giulia Bartolini)
 
 
Live Report
Desio, 14 luglio 2017
 
Ogni tanto mi metto al computer e mi studio le date dei prossimi concerti a Milano. Una di quelle volte ho scoperto che a Desio avrebbe suonato Samuele Bersani. Samuele? Quello che da piccola in macchina con mamma e papà cantava di quei coccodrilli nella doccia e di asterischi pescati in questo mare infinito? Parlano di lui? Ovviamente non posso perdermelo. E poi suonerà in quel magico contesto che è Villa Tittoni, perfezione.
 
Arrivo agitata. Non so, le cose che ti segnano così tanto da piccola si manifestano come degli tsunami, quando diventi grande. Il pubblico è composto più che altro da donne un po’ su di età vestite a festa per la magica occasione. Poi ci sono io, con i capelli blu e la mia tenera età, rido e mi metto ad aspettare. Samuele sale sul palco e le prime note intonano Il Mostro. Da qui in poi sarà un tappeto di pelle d’oca e lacrime sincere. Continua a cantare, intrattiene il pubblico raccontando vari aneddoti da “vita da tour”, come quella volta che il batterista è stato male mentre suonava e negli auricolari gli dicevano “Non ti girare, continua a cantare”. Grandi risate, lacrime, brividi, sorrisi e facce imbambolate, un concerto saturo di qualsiasi emozione esistente, un cocktail emotivo devastante.
 
I grandi singoli vengono cantati a squarciagola da tutto il pubblico senza timore, le mani battono e lui sta bene. E se sta bene lui, noi non possiamo che ondeggiare al suono di quelle parole tanto belle. Il concerto finisce, eh sì, prima o poi doveva finire. Dopo poco vedo una massa di gente che si avvicina a lato del palco per salutarlo. Mi avvicino e Samuele era lì per fasi abbracciare e stringere le mani. Io, che per un attimo ritorno quella bambina sul sedile posteriore di una macchina troppo grande, mi avvicino a lui, lo abbraccio e sorrido, lui mi stringe e fa lo stesso. Picco emotivo raggiunto, superato e abbattuto. Grazie Samuele.
 
Giulia Bartolini