Sin dal loro primo album del 2007, “Attack Decay Sustain Release”, i Simian Mobile Disco hanno sempre cercato il modo di reinventarsi offrendo negli anni una produzione variegata. Il duo di Manchester, composto da James Ford e Jas Shaw, non è del tutto estraneo alla sperimentazione e alla fusione di più generi: infatti la loro carriera, radicata nel rock dei Simian, si è evoluta prendendo più forme, toccando sonorità elettroniche, techno e pop. Malgrado gli sforzi, non sempre i SMD sono riusciti a colpire nel segno e a dare consistenza al proprio progetto.

Con il loro ultimo album, “Murmurations”, i Simian Mobile Disco propongono qualcosa di diverso rispetto a qualsiasi cosa abbiano già prodotto in passato, avvalendosi della collaborazione della Deep Throat Choir, collettivo londinese tutto al femminile. Lo stesso Shaw dice di loro: «Ascoltarle mentre modulavano le loro voci intorno a un tono, alterando il timbro, facendo accordi, è stato come lavorare con un nuovo incredibile sintetizzatore». Il risultato sembra tanto ambizioso quanto affascinante.

Nell’intro Boids si entra a piccoli passi in un’atmosfera celestiale sospinti dal sovrapporsi delle voci del coro, accompagnate in sottofondo da note soffuse e ariose, come fasci di luce che si riversano in una stanza buia. Con Caught In A Wave e We Go il ritmo si fa tribale e sempre più incalzante perdendo quel senso di sacralità e aggiungendo toni più drammatici. In Glinders ci facciamo trasportare dalle onde, in assenza di una parte vocale, fino ad arrivare ai suoni tribali e ipnotici di Hey Sister.

Qualcosa cambia con A Perfect Swarm, dove il coro si trasforma in sirene sofferenti che sembrano soccombere sotto i vari elementi elettronici. Defender e V Formation, come le precedenti tracce, risultano piacevoli all’ascolto in cuffia e al tempo stesso danzerecce. Facendo l’eco a Boids, Murmuration, altra traccia senza coro, chiude il viaggio lasciando una sensazione di leggerezza.

In conclusione è un album che potrebbe non risultare godibile al primo ascolto, ma le trame variabili e fluttuanti della Deep Throat Choir combinate con i ritmi dei SMD riescono a creare un’atmosfera nella quale una volta che ci si abbandona è facile perdersi. Come disse Shaw qualche anno fa: «Non riesco davvero a capire perché la gente vorrebbe buttare fuori la stessa vecchia merda tutto il tempo». E almeno questo va dato atto ai SMD.

Stefano Sordoni