Soccer Mommy è Sophie Allison, una ragazza di vent’anni di Nashville, Tennnesse, la terra della musica country e della produzione musicale. “Clean” è il suo primo album registrato in uno studio, dopo aver rilasciato “Collection” direttamente dalla cameretta di casa sua, creato con un piccolo registratore d’audio portatile.

L’album si presenta come un esperimento ed un’esplorazione: in molte delle tracce Sophie è accompagnata per la prima volta da una band intera, e la versatilità che lo studio offre le ha permesso di giocare un po’ di più col suono rispetto a quanto fosse abituata, con un paio di pedali e la sua fedele chitarra elettrica.

Già dalla prima canzone dell’album, Still Clean, Sophie ci fa vedere di cosa è capace: rimanendo fedele ai suoni che l’hanno portata alla fama, la traccia ci parla di una storia turbolenta finita prima del previsto. L’immaginario animalesco che Sophie utilizza su molte delle canzoni viene subito introdotto con un lupo, che dopo averla portata in giro tenendola stretta tra i suoi denti la abbandona e non si fa più rivedere. Voce e chitarra danzano assieme sulla strofa principale della canzone, in cui Sophie ci rivela: Only what you wanted for a little while, mentre gli accordi seguono la sua incantevole voce alla perfezione.

Alcune brani si dedicano a ritmi più coinvolgenti sui toni indie-rock, come Cool, ma volendo anche Last Girl, con i suoi accenni grunge e i suoni giovani e freschi che solo una ragazza di vent’anni con talento da vendere è capace di produrre. Il disco è onesto, delicato, grezzo e contemporaneamente curato fino all’ultimo dettaglio: una chicca.

Sophie non ci parla solo di amore e storie mal riuscite, ci parla delle insicurezze di una giovane ragazza, dei dettagli più veri ed emozionanti dei primi amori, con una delicatezza ed umiltà che portano alla luce la bellezza del suo cantautorato. Certi brani travolgono all’improvviso, con versi strazianti ma pronunciati con una naturalezza disarmante: Forehead kisses break my knees and / leave me crawling back to you, canta Sophie in Your Dog. Un inno pieno di rabbia dove chitarre, basso e batteria abbindolano e trascinano, mentre Sophie ci racconta del suo desiderio di libertà, di una relazione sana, di non essere trattata come un cane, un oggetto, una bambola da esposizione.

Il disco nell’insieme ci porta ad immaginare il mondo di Sophie: il mondo di una ventenne americana, con le paure e ansie che fanno parte della giovinezza, ed i piccoli scorci di quotidianità familiare che ne fanno parte. Ci viene raccontato dei baci nascosti in The alleyway behind your father’s home, o dei tuffi impulsivi vicino casa, delle prime esperienze – Took you swimming by my house / we skinny dip and rip my flowers out.

L’album si chiude con una gemma: Wildflowers ci parla di Sophie stessa, della sua crescita, come un fiore di campo intrappolato sotto i marciapiedi della città, che ha dovuto lottare contro il cemento per crescere e fiorire. Con accenni elettronici inaspettati, ma comunque dominata dalla voce e chitarra di Sophie, Wildflowers chiude l’album con un gusto agrodolce, che racchiude in sé il cuore del disco stesso, la crescita emotiva e personale di Sophie; un percorso, una metamorfosi. Il disco, come le esperienze di Sophie, ci lascia Not brokenhearted / but aching head. “Clean” è giovane, sincero, semplice al punto giusto, e segna sicuramente l’inizio di una grande carriera per Sophie Allison, che in 34 minuti è riuscita a racchiudere e raccontare, con una sensibilità tutta sua, una storia di giovinezza, autentica, genuina e travolgente.

Marta Meazza